sala di attesa

L’ho vista entrare con passo incerto e titubante, nell’enorme sala di aspetto dell’ospedale, dove una moltitudine di “piagati dalla vita” attende di essere visitato. Trattandosi di un reparto oncologico ogni visita assomiglia molto ad una sentenza di vita o di morte. Riconosci chi è avvezzo, suo malgrado, a questi verdetti dall’apparente serenità con cui vive l’attesa. Se non si è dentro immagino  non si possa capire. Non so dire se è rassegnazione, accettazione, disperazione o indifferenza… ma i più esperti paiono avere imparato a convivere con questa “roulette russa”.

La signora è una “new entry” nell’esclusivo circolo dei malati oncologici. Lo si capisce subito: sguardo timido e perso, passo incerto e occhi smarriti. All’ingresso incontra casualmente un ragazzone con le stampelle, che stava amabilmente conversando con un suo amico. Ecco… penso che lui appartenga alla classe “senior” di questa eterogenea compagnia. La signora fa qualche passo verso il ragazzo che le regala un grosso sorriso. Gli spiega che la sua visita era alle 11:10 e sono già le 11:45.  È evidentemente preoccupata…teme che si siano dimenticati di lei… paure da principianti…

Il ragazzo con le stampelle cerca di rassicurarla: “guardi che qui è normale…l’orario è indicativo…. alla mia prima visita ho dovuto aspettare tre ore”.  La donna lo guarda rassicurata ed un po’ preoccupata per la lunga attesa che potrebbe patire. “E se uno ha l’ansia?” ribatte la signora. È lì che il sorriso del ragazzo con le stampelle si fa luminoso: “è proprio così che impariamo a gestire la nostra ansia!” replica il ragazzo con un’espressione che dice comprensione e vicinanza.

Temo che la lunga malattia abbia “istruito” il giovanotto su una cosa importante: che le paure le si affronta abitandole,  fronteggiandole con pazienza e tenacia, lasciando che prendano corpo dentro la nostra vita. Non servono facili scappatoie e nemmeno scorciatoie o vie preferenziali. Le nostre paure chiedono solo di essere accolte, gestite e riconosciute, con quel carico di fastidio e di dolore che si portano appresso.

Nessuna deroga all’ordine di chiamata, nessun anticipo, nessuna riduzione della snervante attesa. Occorre attendere il proprio numero, aspettare il turno, confidare che le cose obbediscano al loro ordine.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...