senza bussola…

Alla fine ci ritroviamo praticamente isolati sulla scacchiera internazionale. Il che, in un mondo iper-connesso, non è certo una bella notizia.

Siamo affetti da uno strabismo diplomatico: con un occhio guardiamo alla Russia illiberale ed autoritaria di Putin, dell’altra al regime oppressivo di Maduro (passando per il sovranismo di Orban). Ormai siamo di fatto esclusi da tutti i dossier che contano in politica internazionale. D’altra parte è difficile fare diplomazia con un paese che non ha ancora deciso qual è il suo posto nel mondo.

Ieri la Francia, ultimo atto in elenco, ha richiamato il proprio ambasciatore a Parigi per consultazione. Giusto per capirci: l’ultima volta che è successo era il 1940, quando c’era “Lui” e poi le cose non sono andate proprio bene… D’altronde con la Francia abbiamo iniziato un “corpo a corpo” piuttosto incomprensibile (ad esclusione di intenzioni elettoralistiche..): siamo in guerra per la Libia, per l’immigrazione, per la TAV, ed in ultimo, per un assurdo sostegno del nostro governo ai “gilet gialli” francesi (tra parentesi: qualcuno dovrebbe dire al nostro vicepresidente del consiglio che, se fossero in Italia, i protestatari d’oltralpe sfonderebbero i cancelli dei nostri ministeri e non si iscriverebbero al M5S.. sta storia del movimento “di lotta e di governo” è un po’ patetico. Di Maio se ne faccia una ragione: ora è lui élite contro cui si scarica la protesta. Chiusa parentesi).

La Libia ci sta sfuggendo di mano: abbiamo messo in scena una kermesse (la conferenza sulla Libia) in cui manco i contendenti locali si sono stretti la mano (quelli che contano a livello internazionale non l’hanno manco considerata…); abbiamo dichiarato il ritiro unilaterale delle nostre truppe impegnate in missioni estere, senza neanche informare il nostro ministro degli Esteri e lasciando interdetti i nostri partner internazionali; di fatto in Europa siamo visti come un fattore di rischio, di cui occorre contenere possibili contagi; i processi di integrazione politica, militare ed economica ci vedono esclusi ed emarginati; per ultimo la ridicola, se non fosse anche tragica, posizione sul Venezuela, che ci ha ulteriormente isolati in Europa, unico paese che si è dissociato dalla linea unitaria, una volta tanto raggiunta a fatica dagli Stati membri (ovviamente in barba alle posizioni statunitensi, a cui, a giorni alterni, mostriamo sostegno)

La cosa assurda è che non sappiamo scegliere tra l’ultimo caudillo sudamericano, che ha portato alla fame il suo paese (pur avendo una ricchezza straordinaria in materie prime), ha esautorato il parlamento, ha provocato l’esilio di qualche milione di persone e represso, in ogni dove, dissidenti ed oppositori; e il presidente del unico organismo eletto con un minimo di legalità. Unici in Europa in compagnia di Cina e Russia, che, in quanto a regime democratico, credo non abbiano molto da insegnare.

Questa purtroppo è l’Italietta che viaggia come un vaso di terracotta in compagnia di tanti vasi di ferro; in cui ministro degli Esteri non conta più niente ed è costretto a subire decisioni ed posizioni prese da altri; in cui il Parlamento non è più un luogo in cui questi posizionamenti geo-strategici vengono discussi e votati; in cui il Presidente della Repubblica resta l’ultimo interlocutore credibile per i nostri partner internazionali.

La nostra collocazione europeista ed atlantica in politica estera è sempre stato un elemento di continuità bipartisan del nostro paese, garantito e difeso da tutti i governi di colore differente, che si sono succeduti fino ad oggi. Poi è arrivato il “governo del cambiamento” e, insieme alla bussola, abbiamo perso anche credibilità e autorevolezza.

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