dove due o tre

Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome…” ecco i mi fermerei alle prime parole di questa frase del Vangelo di oggi: “dove due o tre”..

Il Maestro di Nazareth è sempre molto sobrio nelle sua affermazioni, non esagera, non vuole “bucare lo schermo”, non ambisce al titolo in prima pagina, bensì si “accontenta”, se così si può dire, di cose giù alla buona, cose feriali, quotidiane, quasi banali.

Proprio come fa in questo passaggio: pur abituato a frequentare folle oceaniche (solo alla moltiplicazione dei pani c’erano cinquemila uomini, senza contare le donne ed i bambini, come ci racconta Giovanni) quando si tratta di parlare di numeri, il suo standard è decisamente più basso e limitato.

Di “amici stretti” ne ha scelti dodici, sul Tabor erano in quattro, qui addirittura si accontenta di due o tre persone per garantire la sua presenza in mezzo ai suoi.

Pensavo a quanto stoni questa miseria di numeri di fronte alla fame di folla e di consensi che abbiamo sempre tutti noi: i nostri occhi, incapaci di apprezzare le piccole cose, hanno sempre bisogno di vedere la ressa, il pubblico, la folla. Il successo di quello che facciamo, il valore delle nostre esperienze lo leghiamo spesso alla presenza numerica, agli spettatori che hanno assistito, alla mani che hanno applaudito. “Quanta gente c’era?” è la nostra classica domanda per sondare il successo di un evento; lo share è il primo dei nostri parametri di giudizio, il numero dei like la cartina tornasole di quello che facciamo e che diciamo.

Il Maestro pare abbracciare tutt’altra filosofia: non pone nessuna soglia per il successo, nessun benchmark per la valutazione. Anzi, quando dice “quando due o tre..” sembra addirittura alludere al fatto che in fondo sia sufficiente non essere da soli. “Basta che tu non sia solo” potrebbe essere la parafrasi, forse un po’ stiracchiata, della frase del Vangelo di oggi. Già perché, a ben vedere, Dio non bada alla folla ma al cuore, non al numero ma alla qualità dei legami, delle relazioni e degli affetti.

Ecco, mi piacerebbe che la prossima volta che viviamo un’esperienza, potessero risuonare nelle nostre orecchie queste semplici parole: quando due o tre… Chissà mai che non ci aiutino a placare quella fame di successo, quella smania di apparire, quella smodata avidità di applauso che si celano sempre nelle nostre aspettative.  

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