invito a nozze

Ogni matrimonio che si rispetti richiede sempre una lunga preparazione: la cerimonia, il ristorante, gli invitati, il viaggio di nozze, il fotografo, i fiori, le musiche, ecc. ecc. Chiunque ci sia passato una volta nella vita sa benissimo di cosa sto parlando. Sarà forse a motivo di questi complessi preparativi che il re, protagonista della parabola di oggi tratta dal Vangelo di Matteo, pare così impaziente di celebrare le nozze di suo figlio.  Evidentemente le molte energie spese e il consistente investimento di soldi suggeriscono di non spostare ulteriormente la data di un appuntamento non certo improvvisato, bensì pianificato da moltissimo tempo.

Eppure dietro la sollecitudine del re per le nozze del figlio si coglie qualcosa di più. Magari mi sbaglio ma la sensazione che ho avuto ascoltandone il racconto è un po’ questa. Si percepisce l’inquietudine di un padre che non può attendere, che ha premura di accompagnare il figlio all’altare e non accetta che vi siano scuse e ripensamenti nel mezzo. Con sollecitudine manda i suoi servi per l’invito ufficiale; dopo il primo diniego ne manda altri, pressando affinché chi deve accetti l’invito. Infine dopo il definitivo rifiuto, ecco che non trova altro modo per garantire le nozze del primogenito che invitare chiunque, “buoni e cattivi” sottolinea Matteo, basta che si presenti con un vestito accettabile.

Pare che ci sia una scadenza improrogabile, un appuntamento da non mancare, una festa che non può essere né spostata né cancellata. L’urgenza è tale che in fondo, anche la lista degli invitati pare passare in secondo piano: se quelli della prima ora rifiutano, l’importanza della festa giustifica che vengano sostituiti con altri più degni, non importa se “buoni o cattivi”.

La festa si farà, sia che i commensali si presentino sia che scansino l’invito adducendo scuse. C’è un senso di ineludibilità della festa; c’è una necessità stringente che non può essere negoziata né patteggiata.

C’è una festa nella nostra vita, o meglio, che è la nostra vita, che non accetta dilazioni o rifiuti; c’è un invito alla gioia che è indisponibile alle nostre voglie e ai nostri capricci. La nostra esistenza è il grande banchetto di nozze a cui faremmo bene a farci trovare preparati e ben vestiti.  Perché il re non ripeterà l’invito, non rimanderà l’appuntamento, non si piegherà ai nostri umori.  

La vita, le occasioni, le opportunità, le relazioni ed gli affetti, i progetti e i desideri, seguono un corso che non incrocia sempre i nostri pigri ritmi e le nostre voglie. La festa si farà, con o senza di noi.

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