Forse non ci sono tanti modi con cui possiamo affrontare la vita. Certo, apparentemente ci sono tanti stili per abitare l’esistenza, tanti quante sono le persone che calpestano questo pianeta. Eppure, se tentassimo di semplificare e ridurre all’essenziale, forse ci accorgeremmo che alla fine ne esistono soltanto due: c’è chi vive la vita con un senso di debito e chi con un senso di credito.
C’è chi ritiene di essere nato in debito con l’esistenza, venuto al mondo con un arretrato nei confronti del destino, che a parer suo, dovrebbe restituirgli quanto sarebbe lui dovuto. Costoro sono quelli che provano un continuo risentimento verso l’esistenza per quanto essa non sarebbe stato in grado di elargire. C’è una profonda ingiustizia che segna la loro vita, perché, per quanto il futuro possa essere generoso, il conto non è mai pareggiato. Quando ti senti in debito con la vita, sei pronto a recriminare, chiedere, anzi pretendere con arroganza, rimpiangere quello che non è stato, giacché, per quanta acqua si possa versare, il bicchiere resta sempre mezzo vuoto. Spesso è gente infelice, rabbiosa, pretenziosa, alla ricerca di quel riconoscimento che non è stato loro garantito.
E poi ci sono alcuni che, non senza fatica e sofferenza, giungono alla consapevolezza che nell’istante stesso in cui aprono gli occhi alla luce, quel semplice movimento istituisce un credito imperituro ed inesigibile, in nome del quale ogni giorno della loro esistenza è animata dall’impegno a restituire quel poco che possono donare. Costoro riconoscono che all’origine della propria vita, prima di ogni sforzo o impegno, esiste un dono enorme e completamente gratuito, un atto di bene che nessuno meriterebbe o di cui si può vantare. Il corpo, il pensiero, i legami, la volontà, le doti, i sentimenti, le persone, gli affetti, la casa, il mondo, le stelle ed il mare, i colori ed il tramonto, la bellezza e la musica: tutto questo ci è regalato senza alcuna pretesa né ricatto.
“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente donate” dice Matteo al capitolo decimo del suo Vangelo, ed è proprio così. Quando riconosci il bene di cui si è stato destinatario, non puoi fare altro che donare magnanimamente, non per dovere o per arroganza, ma perché ti accorgi che, in fondo in fondo, tutto quello che possiedi non ti appartiene realmente. Tutto è sorpresa, grazia, privilegio, favore, omaggio, offerto in modo discreto, ma incredibilmente eccedente.
Sta tutto qui il lato curioso e allo stesso tempo nobile della vita: essa è generosa ma discreta, magnanima ma delicata, munifica ma umile, prodiga ma estremamente riguardosa, tanto che la maggior parte di noi attraversa la vita senza che sulle labbra nasca la parola “grazie” per tutto quanto ha ricevuto.









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