restare umani anche di fronte al Male

Non so se avete avuto modo di ascoltare o leggere lo straziante messaggio che il padre di Giulia Cecchettin ha letto al termine della cerimonia funebre della figlia. È un messaggio forte, impegnativo, lucido e coraggioso che è nato sulle labbra di un padre disperato come un inno potente alla vita, come un omaggio tenerissimo a Giulia e come un appello accorato all’intera comunità nazionale. Leggerlo dopo che l’onda emotiva si è un poco placata rende le parole di Gino, se possibile, ancora più incisive ed intense.

Impressiona il pensiero che quelle parole, così pacate, misurate e benevole, escano dalla bocca di un uomo a cui è appena stata strappata la figlia, a seguito di una morte talmente violenta, angosciante e dolorosa che non si riesce manco a pensarla. Scorri con gli occhi le parole del testo o ascolti la voce che rimbomba nel silenzio della chiesa e ti interroghi come sia possibile esprimere tali pensieri e manifestare una sensibilità così alta, consapevole e coraggiosa in un momento simile. Ti saresti aspettato grida di un dolore sordo, una rabbia mal celata, il risentimento contro lo stato, la società e la vita, colpevoli di aver inferto alla famiglia Cecchettin un dolore tanto incomprensibile. Ti aspettavi un urlo di lamentazione e avresti accolto questo grido come naturale e comprensibile. Ed invece no: sulla bocca di Gino il racconto assume tonalità assai diverse. Gino onora il ricordo di Giulia, il suo impegno e la sua determinazione dopo la morte della madre; denuncia la violenza di genere che è all’origine della morte cruenta della figlia ed infine si rivolge alle famiglie, alla scuola e alle istituzioni politiche e civili del Paese perché si impegnino contro la violenza di genere ed il patriarcato ad essa sotteso.

Attraverso la sua coraggiosa testimonianza credo che Gino Cecchettin non stia solo onorando il ricordo della figlia defunta, ma stia mostrando a tutti noi una misura alta, altissima, forse irraggiungibile, dell’essere umano. Il papà di Giulia, che intendesse farlo oppure no, ci sta dicendo che è possibile un modo diverso di stare al mondo, che esiste uno stile di abitare la vita capace di assumere i tratti dell’incredibile, dell’insperato e dell’inaudito.

Gino ci mostra che è possibile rompere il circolo perverso della violenza e del male, che è possibile una risposta “da uomini” capace di censurare la vendetta, il rancore e la rappresaglia. Il papà di Giulia ci indica che la profondità e l’altezza dell’umano si esprimono nella possibilità di un perdono che non è oblio, di una comprensione che non è cedimento e di una compassione che non è debolezza o viltà. Gino ci rassicura che è possibile attraversare il dolore, anche il più lancinante e buio, mantenendo un cuore sensibile, una mente aperta ed una mano che si fa accogliente e coraggiosa.

A me pare che le parole dolci e misurate del papà di Giulia siano un insegnamento per tutti noi, quando siamo abbattuti, arrabbiati, rancorosi ed insoddisfatti, incattiviti o feriti; il suo esempio ed i suoi gesti ci garantiscono che è possibile restare uomini, che è possibile restare in piedi, che si può ricominciare anche di fronte alla tragedia più assurda. Vedete una misura più alta, una manifestazione più potente, una dignità più nobile dell’essere umano? Sì, si può restare umani anche di fronte alla morte! Si può non smarrire la speranza anche quando tutto attorno sembra tenebre! Si può continuare a vivere, dolorosamente, mestamente, coraggiosamente come uomini, talvolta  contro tutto e contro tutti.

Le parole di Gino sono un grido alla vita, un inno alla speranza, la testimonianza umile ma monumentale che la nostra umanità è capace di altezze strabilianti, di profondità abissali, di intensità che non conoscono vertigini. Ci sentiamo tutti piccoli e deboli di fronte a tali testimonianze, impauriti e pusillanimi dinanzi a  parole così umane e allo stesso tempo così irraggiungibili. È forse proprio per questo che sentiamo un debito immenso verso Gino che ha saputo restare umano anche di fronte al Male.

pubblicato su Il Cittadino del 12 Dicembre 2023

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