uomini o lupi?

Non serviva certo arrivare all’era Trump per rendersi conto che la legge della forza e della violenza é uno dei più antichi e naturali regolatori dei rapporti umani. Fin dall’alba dei tempi, un uomo ha prevalso su un altro sfruttando la propria superiorità fisica, e un popolo ha soggiogato un altro invocando una presunta supremazia economica, militare o geopolitica. Basta aprire un sussidiario di terza elementare per capire che, sin dai primordi dell’umanità, il metodo più istintivo e comune per definire le relazioni tra persone e comunità era una semplice comparazione della forza che ciascuno poteva esercitare sugli altri. Questo riflette il nostro DNA animale, le radici evolutive che hanno segnato l’inizio della nostra specie: il più forte mangia il più debole, il più veloce supera il più lento, il più energico limita il più fiacco e potremmo continuare con altre antinomie.

Plauto l’aveva ben compreso già due secoli prima di Cristo con la celebre frase “homo homini lupus”, affermando che “ogni uomo è un lupo per un altro uomo”. Secoli dopo, Hobbes riprese questa affermazione per sottolineare la sua convinzione che l’egoismo fosse la principale molla del comportamento umano. Non serve scomodare poi la psicanalisi per evidenziare quanto il principio di godimento e la pulsionalità umana si trasformino frequentemente, e spesso strutturalmente, in violenza e prepotenze. I primi capitoli della Genesi non mancano di raccontare episodi di violenza tra fratelli, e tutta la storia del popolo eletto è un lungo e altalenante oscillare di guerre e sconfitte, vittorie e periodi di tentata pacificazione.

Insomma, riconoscere che l’uomo sia un animale incline alla violenza e portato a esercitare la forza per raggiungere i propri obiettivi non è certo una scoperta dell’uomo di Mar-a-Lago. Solo una visione ingenua e irenica dell’essere umano potrebbe stupirsi della dose di violenza che ciascuno di noi porta dentro di sé, come una belva che, accovacciata alla porta del cuore, minaccia continuamente la nostra anima.

L’uomo, tuttavia, ha fatto esperienza, nel corso della sua millenaria storia, anche di una legge differente in grado di orientare e governare i suoi pensieri e i suoi comportamenti: quella della razionalità. Accanto alla legge della forza e della prepotenza, gli esseri umani hanno compreso che è possibile vivere in armonia basandosi su leggi di rispetto e solidarietà, che consentono una vita più pacifica e generosa. Accettare la sfida di vivere secondo la legge del riconoscimento dell’altro implica la capacità di reprimere l’istinto animale che chiede una soddisfazione immediata del principio di piacere. Differire il bisogno egoistico al fine di costruire una comunità pacifica è probabilmente stata la chiave di volta della civiltà umana.

Da questo presupposto nascono la cultura, il diritto, la politica, l’etica e una vasta gamma di discipline che permettono all’uomo di superare l’animalità e coltivare dimensioni più elevate e proprie della sua identità. La cultura non elimina completamente l’elemento naturale e violento, sempre presente nel cuore dell’uomo. Essa cerca di offrire alla comunità umana un’alternativa, un modo altro di stare al mondo, di vivere le relazioni, di guardare al futuro e di riflettere su se stessi. Forse la storia dell’uomo è il racconto, spesso drammatico e dolorosissimo, di questo conflitto irrisolto, di questa lotta tra la forza e la legge, l’istinto e la ragione, la paura e la sicurezza che da sempre segnano il percorso della nostra specie su questo pianeta.

Le affermazioni di Trump, che sembrano voler riaffermare, spesso in modo osceno e blasfemo, la legge della forza, dell’egoismo e della violenza come guida, non rappresentano un annuncio di nuovi e radiosi tempi. Appaiono piuttosto come una preoccupante regressione, un ritorno a una condizione che speravamo di aver superato nel lungo percorso di umanizzazione che la specie Homo sapiens ha intrapreso da millenni. La legge del più forte, la prepotenza, l’umiliazione del rivale, l’appagamento bulimico della propria fame di potere non ci fanno progredire ma ci riportano indietro a capitoli bui della nostra storia, che pensavamo di non dover rivivere mai più.

pubblicato su il Cittadino del 3 marzo 2025

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