journal de bord – 2

Lasciata la Cote d’Azur, la successiva meta è la Provenza, di cui scegliamo di visitare due città promettenti, Avignone e Arles.

La città dei Papi ci si presenta sotto la luce di un cielo terso e limpidissimo, il cui colore blu smeraldo incornicia la macchia biancastra delle pietre degli edifici sottostanti, quasi a creare un connubio perfetto di terra e cielo. Il centro di Avignone è una terra solenne e maestosa, le cui costruzioni trasudano i secoli di storia trascorsi e le vicende di cui sono state testimoni. Un tempo centro della Cristianità, per circa un secolo, ha attirato tra le sue mura, oltre a tutta la corte pontificia, anche artisti, pittori, scultori, dei quali il seguito papale amava circondarsi. Della presenza di tanto illustri ospiti, restano evidenti tracce in tutta la città, ed in particolar modo, nello straordinario palazzo che ospitò il successore d Pietro. Tuttavia non solo i sacri palazzi, ma tutta la città è avvolta di questa aurea d splendore e magnificenza; come Rue de Teinturiers, la strada dei tintori: un rivolo a fianco della strada, grandi alberi che offrono una generosa ombra, un vecchio mulino che muove lentamente la sua ruota… tutto pare riflettere e rimandare al passato di lustro e celebrità.

Il palazzo dei Papi si staglia sulla città per la sua imponente magnificenza: monumentale costruzione, ampliata e modificata nei secoli, è il vero cuore dell’abitato, il suo ospite, non solo più celebre, ma anche più imponente. Affascinano la sua muratura possente, le stanze ampie e solenni, le grandiose scale, sontuosamente scolpite, e quel suo essere lì da tempo immemore, spettatore di tutta la storia che è passata tra le sue mura.  Bella anche l’ampia cinta muraria perimetrale della città: avvolge, come in un abbraccio, l’intero villaggio e lo protegge dall’ampio fiume che lo circonda.

Anche al mio occhio inesperto, Arles si mostra con tratti decisamente differenti: cittadina di origine romana, conserva ancora con orgoglio i ricordi del suo passato imperiale: la maestosa arena, il teatro, le mura, le terme, gli splendi criptoportici… tutto resta a memoria del suo glorioso passato rimano.

Ma è il piccolo chiostro di St-Trophime il vero gioiello nascosto della città: costruito tra il XIII e XV secolo, accanto alla cattedrale come alloggio per i canonici, questo piccolo camminamento coperto attorno al cortile interno è un vero capolavoro artistico: due lati in un sobrio stile romanico; gli altri due, costruito due secoli dopo quando i “gusti” artistici erano cambiati, in un più vivace gotico. Capitelli meravigliosamente decorai e statue di santi che impreziosiscono le colonne: avverti subito un senso di silenzioso raccoglimento quando passeggi tra le sue colonne.

Osservando i preziosi dettagli di cui è ricco, pensavo ad una cosa: talvolta basta rinchiudersi nella propria stanza per stare un poco in compagnia di se stessi; altre volte occorre fare molti chilometri per trovare un luogo che ti permette di ritrovarti e di godere della tua presenza con rinnovato gusto.

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