journal de bord – 7 – sfiorati dalla tragedia

Prima Nizza, poi Londra, Parigi, Tolosa, Copenaghen, Bruxelles, Monaco e Berlino (e non so se l’ordine sia corretto e completo…) ora anche Barcellona.

Fa però un effetto particolare quando sei stato così vicino al luogo dell’attentato, avendo passeggiato fino al giorno prima sulle Ramblas della città catalana. Ti sembra di essere stato quasi un testimone oculare dell’accaduto: quei luoghi ce li hai ancora impressi nella mente, come un ricordo ancora fresco e d’ora in poi, forse, indelebile.

Il primo pensiero, ovviamente, è stato: “ci potevamo essere lì noi”. Bastava allungare la vacanza di un giorno e certamente avremmo calpestato quei luoghi, come abbiamo fatto tutti i giorni precedenti.  Plaça de Catalunya è praticamente il cuore pulsante di Barcellona, crocevia quasi obbligatorio per molte delle attrazioni turistiche della città: le Ramblas, le case di Gaudì, il Barrio Gotico…

Essere stati sfiorati da questi eventi crea una strana sensazione: da una parte c’è il sollievo di essere “stati graziati” dalla sorte, ma dall’altra ti rendi conto di quanto ciascuno di noi sia incredibilmente esposto al pericolo: un luogo, che fino a ieri era pieno di vita, di gioia e di incontri, oggi è diventato teatro di una violenza inaudita ed incomprensibile. Comprendi, o forse solo oggi ti rendi conto sulla tua pelle, di come siamo tutti possibili “target” e vittime innocenti di una violenza cieca. Basta trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato e la tragedia è servita.

Comprendi che nessun luogo è sicuro, che la protezione totale non esiste e che nessuno può offrire una garanzia credibile. Viviamo in un mondo insicuro, minaccioso, che è ostaggio di un terrorismo barbaro e bastardo. Dobbiamo forse imparare a convivere con queste minacce silenziose ma incombenti; accettare il fatto che il folle potrebbe colpire ovunque, senza preavviso e senza ragione o motivazione alcuna.

Barcellona, Nizza, Londra, Parigi, Tolosa, Copenaghen, Bruxelles, Monaco e Berlino… viviamo un villaggio globale, di cui condividiamo le gioie i dolori, i rischi e le minacce. Ogni città europea è “Europa” e quindi possibile obiettivo di qualche fanatico. Non illudiamoci: non esistono porti franchi, zone sicure o quartieri protetti… una violenza così cieca e terribile non conosce confini, lingua, economie, stati o nazioni…siamo ormai un tutt’uno di fronte alle fanatiche ideologie di questi folli.

Forse faremo bene anche noi a reagire come una comunità di popoli europei, uniti nella testimonianza e nella difesa di quei valori di libertà, pluralismo, tolleranza, laicità e uguaglianza che da molti e molti secoli sono il vero collante di questa vecchia è un po’ malandata Europa.

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