futuro

John l’ho sentito proprio preoccupato stavolta. Come già vi raccontavo, è giunto circa un anno fa in Italia con uno del mille barconi che attraccano alle nostre coste in cerca di una vita dignitosa e in fuga da guerre e povertà. In questo anno si è inserito nella nostra comunità creando qualche legame anche all’esterno del residence dove vive. Ora è in attesa della “commision”, come la chiama lui, ossia dell’esame da parte della commissione che ha il compito di valutare se ha i requisiti per godere della protezione internazionale e quindi avere un permesso di soggiorno per stare in Italia. Il tutto si baserà su un colloquio nel quale cercheranno di capire la sua storia, la situazione da cui è fuggito e le motivazioni che lo hanno spinto a fuggire.

Quello che lo preoccupa maggiormente è il fatto che qualora, auspicabilmente, la commissione desse parere favorevole, John sarebbe costretto a lasciare il residence che ad oggi è l’unica forma di vita che conosce. Dovrebbe rendersi autonomo, provvedere al proprio sostentamento, cercarsi un posto dove stare e farsi una vita. Cosa ovviamente non semplice per un ragazzo africano che capisce a malapena la nostra lingua ed è privo di qualunque contatto e sostegno. (Per la cronaca, qualora la commissione rifiutasse la richiesta, occorrerebbe andare in appello presso la giustizia ordinaria ma questo allungherebbe i tempi di permanenza presso il suo residence).

John mi racconta tutta la sua angoscia per il futuro che lo attende: comunque vada con la commissione sarà un momento di incertezza per lui. In caso positivo sarà senza rete di protezione, in caso negativo rischia di essere rispedito a casa o di diventare clandestino. In ogni caso incertezze e preoccupazioni.

Onestamente non so come sostenerlo: faccio davvero fatica ad immaginare cosa possa significare vivere in un paese straniero, senza conoscenze, senza lavoro, in balia di una procedura che magari manco comprendi e governi. Posso solo lontanamente intuire il senso di angoscioso spaesamento che può vivere: è insopportabile il pensiero di cosa ne sarò di te stesso, del tuo futuro, dei tuoi sogni e forse, della tua stessa sopravvivenza. Ho una casa, persone che mi vogliono bene e che si occupano di me, un lavoro discreto e, pur non essendo ricco, un certo benessere. Mia nonna mi diceva sempre che chi ha la pancia piena fa fatica a capire chi ha la pancia vuota… sante parole…

La cosa frustrante da parte mia è l’impossibilità di fare qualcosa per lui: siamo in cerca di un lavoro ma non è una cosa semplice. E comprendo anche il suo spaesamento ed il suo dubbio quando gli dico che lavoro per lui non se ne trova: vede attorno una ricchezza diffusa ed un discreto benessere e non riesca a realizzare perché non ci sia qualche briciola anche per lui. Come puoi ad un ragazzo in cerca di vita spiegare le complessità del nostro mercato del lavoro, la crisi che stiamo attraversando, le rigidità delle nostra legislazione? Immagino che a suoi occhi possa sembrare tutta una bella scusa…

È così che John si trascina nei suoi giorni in Italia, alternando momenti di fiducioso slancio ad altri di profonda angoscia…drammaticamente solo… o almeno questa è la sua percezione…

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