“quello che non ho è quello che non mi manca”

Talvolta, non di frequente a dire il vero, sono assalito dal sacro fuoco delle pulizie.. ad un certo punto decido che il caos intorno a me ha superato il livello di soglia e che è venuto il momento dare una sistemata in casa, aiutando quella santa donna di mia moglie che fa già moltissimo. Sicché, mosso dalla mano divina, inizio un lotta impari contro tutte le cose che nei mesi abbiamo accumulato, e solo allora ti rendi conto di quante cose inutili girano per casa.

Quando il sacro fuoco mi divora, inizio, in maniera compulsiva, a buttare via tutto, a disfarmi di cose che mi girano tra i piedi da settimane e non so neanche perché siano ancora li.

Non so se ci avete mai provato ma ha un potere liberatorio buttare via le cose. Ho sperimentato il potere benefico dell’acquistare, del comprarsi una cosa solo per il gusto di farlo, e degli effetti di coccola e di gratificazione che provoca.. è davvero bello.. Ma devo ammettere che anche lo sbarazzarsi delle cose ha il suo fascino: provi la gioia della libertà, quella felicità di dire “posso essere felice anche senza questa cosa!”, “non mi serve questo oggetto per essere contento”.

Vale anche per quelle cose che avevo conservato come un caro ricordo di qualche festa, dei figli, di un momento felice o triste.. anche per questi “ricordi cosificati” provi un benefico sentimento quando ti rendi conto che te ne puoi sbarazzare: quell’evento, quel ricordo, quella persona fanno parte di te e non hai bisogno di un talismano per renderli presenti.

Nel buttare via le cose apprendi l’arte, assai difficile oggi, dell’essenzialità, della sobrietà e della semplicità. Impari che la tua gioia non è legata ad oggetti o amuleti, che talvolta la psicosi dell’accumulo semplicemente ti riempie la vita di una serie di cose che ingombrano, che rendono faticoso il passo, che rallentano il cammino. Aveva ragione De Andrè nella frase che dà il titolo a questo post… “quello che non ho è quello che non mi manca”..

Avevo invitato Madre Teresa a Porto Santo Stefano (Grosseto), dove ero parroco, per dare una testimonianza durante una veglia di preghiera. Si radunò una folla immensa: lungo il mare, con un cielo limpido e sorridente.

Prima che iniziasse la preghiera, mi si accostò un ricco industriale e mi disse: “Ho una splendida villa: la dono a Madre Teresa, affinché ci accolga i malati di Aids”. E mi mostrò la chiave. Risposi: “Non posso decidere io. Ne parlimo con la Madre e lasciamo decidere a lei”.

Terminata la veglia di preghiera, esposi a Madre Teresa il progetto del generoso signore. La Madre si fece pensosa e disse: “Debbo pensarci. Debbo pregare. Non mi sembra una cosa buona portare i malati di Aids in un luogo di grande turismo: sarebbero rifiutati e così si sentirebbero due volte condannati”. Un illustre personaggio, che assisteva alla scena, pensò di dare un consiglio a Madre Teresa e suggerì: “Intanto prenda la chiave!”. E accompagnò il consiglio con il movimento della mano. Vidi, allora, Madre Teresa diventare forte come un leone; si voltò di scatto e disse: “No, signore! Perché quel che non mi serve, mi pesa!”.

Già.. quello che non ci serve ci pesa…

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