l’autodidatta

D’un tratto mi tornano in mente i nomi degli autori delle opere ch’egli ha consultato ultimamente: Lambert, Langlois, Larbalétrier, Lastex, Lavergne. È un lampo: ho compreso il metodo dell’Autodidatta: egli si istruisce per ordine alfabetico.

Lo contemplo con una specie d’ammirazione. Quale volontà gli è necessaria per realizzare lentamente, ostinatamente, un piano di così vasta portata? Un giorno, sette anni fa (m’ha detto che studia da sette anni), egli è entrato pomposamente in questa sala. Ha percorso con lo sguardo gli innumerevoli volumi che tappezzano le pareti, e avrà detto press’a poco come Rastignac: «Scienza umana, a noi due!» Poi è andato a prendere il primo libro del primo scaffale all’estrema destra e l’ha aperto alla prima pagina, con un sentimento di rispetto e di terrore unito ad una decisione incrollabile.

E oggi è a L. K dopo J, L dopo K. È passato brutalmente dallo studio dei coleotteri a quello della teoria dei quanti, da un’opera sul Tamerlano ad un libello cattolico contro il darwinismo; senza mai un momento di dubbio. Ha letto tutto; ha immagazzinato nella sua testa la metà di quanto si conosce sulla partenogenesi, la metà degli argomenti contro la vivisezione.

Dietro di lui e davanti a lui c’è un universo. E s’avvicina il giorno in cui egli, chiudendo l’ultimo volume dell’ultimo scaffale d’estrema sinistra, dirà: – E adesso?” (Jean-Paul Sartre, LA NAUSEA, pag 33)

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