oltre il cancello

La cosa stimolante quando ascolti un grande intellettuale, uno dal pensiero fino e dallo sguardo profondo, è che non capisci mai tutto quello che dice. Ne ho avuto conferma ieri, quando ho seguito con piacere la riflessione di un bravo teologo dal mente raffinata e dal linguaggio suggestivo ed intrigante.

Avevo già letto qualcosa dei suoi libri e sapevo che le sue riflessioni conservano sempre un alone di mistero, di interessante incomprensibilità. Dopo averlo ascoltato per diversi minuti, come mi aspettavo, avevo maturato una duplice impressione: da una parte il fascino per quanto le sue parole hanno saputo comunicarmi, gli universi che ha saputo disvelare, e le cose che ho potuto apprendere; dall’altra la consapevolezza che qualcosa ancora mi sfugge e che parte di quello che voleva comunicare è rimasto per me ancora inaccessibile.

Sono tornato a casa con la certezza che c’era molto di più nel suo discorso, molte più idee di quante sono riuscito ad afferrarne. Ne ho compreso qualcosa, ho guadagnato qualche vaga intuizione ma so benissimo che il suo ragionamento andava oltre e che sono rimasto, mio malgrado, solo sulla superficie.

Succede la stessa cosa quando assaggi qualche piatto di una cucina straniera: apprezzi il cibo, ti godi le pietanze ma intuisci che quei pochi sapori che hai sperimentato sono solo la punta dell’iceberg di una cucina che ti resta sconosciuta.

E tuttavia devo confessare che il vero guadagno di tutto questo mio ascoltare sono proprio quelle parole rimaste incompressibili. Ciò che conosciamo e che comprendiamo ci delizia, stuzzica i nostri sensi e abbraccia la nostra mente come un balsamo. Quello che capiamo ci apre nuovi orizzonti, arricchisce la nostra consapevolezza e il nostro sguardo sulle cose.

Ma è quello che non capiamo che ci stimola e ci seduce, che si staglia all’orizzonte come una meta da perseguire, che ci ammalia come un oggetto seducente ed intrigante. Sono proprio le cose che abbiamo solo intravisto e che paiono promettenti e lusinganti a smuoverci e a metterci in viaggio. È solo così che si accende l’interesse e che si attiva la passione.

È il potere erotico della conoscenza, quella dinamica di palesamenti e nascondimenti che accende il nostro desiderio. È come aver scrutato un vecchio giardino dal buco della serratura ed avere il sospetto che, dietro quel cancello, si celano scenari meravigliosi

 

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