Storie dall’Arsenale

Non so che cosa significhi per voi vivere una esperienza mistica: magari atmosfere rarefatte, strane musiche, luce accecante, profumi intesi o magari altro. Oggi ho avuto la riprova che può accadere di avere un percezione diretta e sensibile del Mistero della Vita anche entrando in una semplice casa, abitata da una comunissima famiglia che vive una esistenza tranquilla e nascosta, in uno dei tanti paese della nostra terra. E che questo Mistero si può mostrare attraverso il volto luminoso di un giovane papà, occhi vispi ed un sorriso dolce ed accogliente ed una mitezza innata che trasuda dolcezza e garbo.

Conosco Andrea al telefono, messi in contatto vicendevole da un comune amico, perché mi chiede la disponibilità a prestare la mia penna per raccontare alcune delle storie che avvengono in quel posto un po’ ai limiti della realtà che è l’Arsenale della Accoglienza di Borghetto Lodigiano. Ci vivono alcune famiglie che accolgono una umanità tanto varia quanto sofferente e provata. In particolare Andrea, insieme alla moglie ed ai due piccolissimi figli (1 e 2 anni) dà accoglienza a 5 ragazzini in affido di cui si prendono cura insieme ad alcuni operatori e molti volontari.

Giungo un po’ spaesato davanti alla sua casa, all’orario fissato, chiedendomi se quello sia l’indirizzo giusto oppure no: è una casa come molte, nessun cartello, nessuna insegna che indichi la singolare umanità che la abita, né alcun segno visibile che tradisca un qualche indizio di quel fuoco vivo che arde dentro…a volte succede così: certi misteri sfuggono da sguardi rapaci e da occhiate curiose…

Mi accoglie Daniela, la moglie di Andrea, che senza troppe formalità mi introduce in casa: entro e non serve un particolare acume per rendersi conto che sono finito in un posto quantomeno singolare: una frotta di bambini piccolissimi gira per casa, accuditi da diversi adulti, di cui non comprendo immediatamente identità e ruoli. Sono tutti gli attori di quella strana “commedia degli affetti” che va in scena ogni giorno all’Arsenale. Pochi minuti dopo giunge Andrea, che con tono franco e diretto mi dà il benvenuto e mi invita in un posto più tranquillo per incontrare quello che sarà il primo protagonista di questi racconti. Avrò modo in seguito di raccontarvi meglio dello straordinario incontro con G. ed i suoi figli…

Resto affascinato dallo stile discreto e ma presente con cui Andrea aiuta G. a raccontare la propria dolora vicenda: cogli subito che Andrea vive con una singolare intensità il racconto della giovane mamma, che quelle parole pronunciate un po’ a stento e con fatica, riverberano nel suo animo con singolare intensità, come echi di passioni profonde e viscerali, quasi a testimonianza che quel racconto, quella storia, ha toccato la sua carne come fa un tizzone ardente sfiorato inconsapevolmente da una mano. Mi colpiscono i suoi occhi che seguono G. nella sua stentata narrazione: sono occhi che accompagnano, che incitano, che stimolano, che rassicurano, che sanno darsi e sanno ritrarsi, che sono capaci di una presenza energica ma anche di un rispettoso silenzio.  Intuisci che Andrea non è un semplice spettatore di quel racconto né un testimone qualsiasi: egli né è stato un protagonista di primo piano, uno di quegli interpreti che alla fine della recitazione escono per ultimo sul palcoscenico per riceve gli applausi più intesi e prestigiosi. Ma dubito che Andrea darebbe questa versione dei fatti: più volte nelle sue parole, traspare un senso di umiltà e di mitezza di chi recita la propria parte senza ambizione né presunzione. Eppure quando interviene per chiarire un punto, per spiegare un passaggio della storia o per esplicitare un curva del racconto, ascolti parole grevi e dense, pronunciate con quella pesantissima leggerezza che solo chi ci mette dentro la propria vita può esprimere.

Mi viene da pensare che il suo segreto non sta tanto in “quello” che racconta ma nel “come” lo racconta: come quando gli vengono gli occhi lucidi al ricordo di un momento bello ed inteso della storia di G e dei suoi figli: si schernisce di fronte a questo “cedimento emotivo” ma comprendi che in quelle lacrime nascoste c’è la passione per l’uomo, per quella singola vita che gli è affidata, partecipazione della sua sofferenza e condivisione viva del suoi piccoli ma preziosi progressi.

Ebbene: non so che idea abbiate voi di una esperienza mistica ma vi assicuro che in quella comunissima casa di Borghetto c’era Vita ed Vita in Abbondanza: dentro alla ferialità della cose, alla banalità delle faccende, all’ordinarietà della esistenze ardeva un Senso Eccedente ed una Passione Misteriosa capace di dare spessore al Tempo.

 

Inizia con questo post una stimolante collaborazione con gli amici dell’Arsenale dell’Accoglienza di Borgetto Lodigiano. L’impegno è quello di raccontare le mille e straordinarie storie che accadono nelle case dell’Arsenale per condividere con amici e sostenitori i piccoli miracoli che continuano a succedere anche oggi. Il “materiale” certo non manca: spero di riuscire a restituire, almeno un poco, quella ineffabile umanità che dimora tra le mura dell’Arsenale… 

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