risentimento

È un sentimento subdolo ed infido il risentimento; è un cancro che assale l’animo ed infesta la tua interiorità come un virus silenzioso ma potenzialmente mortale.

Si affaccia alla tua mente con una leggera ed innocua sensazione di una ingiustizia patita, uno screzio subito senza alcun motivo e giustificazione. Nasce dalla consapevolezza di un torto ricevuto, di uno schiaffo che le circostanze dell’esistenza ti hanno mollato senza una valida ragione. E così quell’offesa subita inizia ad albergare nel tuo cuore e comincia a macerare, a fermentare, a imprimere ai sentimenti un sapore acre ed intenso di insofferenza, di voglia di rivalsa, di vendetta.

Quell’evento che ha attivato il risentimento ti sta dinanzi come un boccone indigesto, immangiabile, persino intollerabile alla vista. Non sopporti quanto accaduto e ritieni con tutte le tue forze che un minimo senso di giustizia debba essere ristabilito, un principio minimale di equità e di ragione. È così che quel pensiero ti sequestra, tiene in ostaggio la tua mente con una ossessività compulsiva: ti diviene difficile pensare ad altro perché gira gira il tuo ragionamento ripiomba in quel buco nero dell’anima, che assorbe energie, passioni e pensieri.

Non è semplice uscire da questo loop interiore, rompere le catene della prigionia, perché, tutto sommato, trovi una certa gratificazione a crogiolarti in quelle sensazioni, in quei pensieri, in quella disposizione interiore. Serve disciplina ed impegno per decidere di andarsene, di abbandonare quel rifugio che ti tiene in trappola, di superare quella sindrome di Stoccolma che ti lega patologicamente al tuo carceriere. Serve una decisione ferma della volontà per iniziare un processo di guarigione, per iniziare ad estirpare quella gramigna che ti ha infestato l’anima. Serve risoluzione per dire “adesso basta”, “ora si cambia”, “non voglio più sentirmi prigioniero di questo sentimento”.

Sai che non è facile perché la nostalgia di lasciarti nuovamente cullare dalle sue onde malefiche riemergerà di tanto in tanto; la tentazione di tornare suoi tuoi passi e di rivestire i vecchi panni riaffiorerà, certo che accadrà, come un richiamo mai sopito, come una suggestione mai dimenticata totalmente.  Accade così per ogni nostro percorso di guarigione:  ogni rinascita è sempre segnata da cadute, regressioni, inciampi, stasi. Ogni crescita è sempre un camminamento in viottoli scoscesi e sassosi dove ruzzoloni e capitomboli sono eventualità sempre possibili.

Eppure sai benissimo che non esistono alternative, non guarisce da solo quel male. Occorre la determinazione di recidere le radici, di tagliare la parte infetta, di fuggire da quella gabbia che imprigiona i tuoi sensi. Occorre aprire le finestre, lasciare che entri aria nuova, che la luce del sole illumini lo spirito e quel tanfo malsano ed insalubre abbandoni finalmente il tuo cuore.

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