risentimento – ripresa

E poi c’è il risentimento patito, quello che percepisci da parte di alcune persone che vivono attorno a te. Non è un risentimento che nasce nel tuo cuore ma nell’animo di altri e di cui tu sei innocente o colpevole vittima. Non è una cosa così strana, è capitato qualche volta a ciascuno di noi: avverti che un amico, un collega o un parente provano un sentimento di astio verso di te, un rancore che faticano a trattenere e che esprimono in un saluto non detto, in uno sguardo amareggiato e imbronciato, in un contatto o un sguardo evitato. Senti che sei escluso dalla loro vista, bandito dalla loro presenza, evitato come un appestato. Non si può stare al tuo cospetto; meglio starti alla larga, evitare ogni incontro o ogni indebito scambio.

Non è mai piacevole trovarsi in queste situazioni, convivere con questo stato di cose: a nessuno di noi piace un tale rifiuto né gradisce un tale isolamento. Oltretutto poi non sempre ti è chiaro il motivo di un tal comportamento e questo non fa che peggiorare le cose. Talvolta il tutto è frutto di un contrasto, un litigio, un diverbio avuto con la persona interessata: tutto sommato questo astio ha una sua ragione ed una sua genesi. Ma succede pure che questa ostilità ti appaia del tutto immotivata, senza un reale perché né un motivo. Ti senti così vittima di un odio gratuito ed ingiustificato, bersaglio di un mood negativo di cui stenti a riconoscere le radici. È dura gestire una tale stato di cose: non riesci a capire né a darti una ragione, il tutto appare uno screzio arbitrario ed irragionevole.

Ma è proprio in queste situazioni che hai la possibilità di compiere una scelta: ricambiare risentimento con altro risentimento o trovare qualche strategia alternativa per gestire la situazione. Diciamocelo chiaramente: la tentazione di rispondere all’astio con altro astio è, ahimè, molto forte. Eviti la mia presenza? Io evito la tua! Ti rifiuti di rivolgermi la parola? Anch’io ti privo del mio saluto! Lo sapete anche voi: si innescano catene di astio che possono amplificarsi a dismisura e durare all’infinito. Si entra in un circolo di risentimenti che ci si avviluppa attorno come una pericolosa alga marina che rischia di trascinarci sempre più verso il fondo del mare.

È pur vero che le alternative non sono ovvie né automatiche: a volta si tratta di affrontare la persona obbligandola a trasportare l’astio sul piano della parola e della ragione; altre volte si tratta invece di concedere all’altro il tempo per sanare il proprio cuore, per lenire le proprie ferite sicché ridiventi disponibile all’incontro; altre volte ancora non ti resta che “lasciar andare”, ignorare l’accaduto, accettare lo sfogo senza che esista un perché o un come, tollerando il tutto come una inevitabilità della vita, un peso che non puoi evitare né scansare.

Difficile dire quale sia l’opzione che fa al caso tuo. Di una cosa tuttavia sono certo: bisogna aver cura dei propri sentimenti, preservare il proprio animo dalla virus dell’odio. È un dovere verso se stessi, non solo in nome di un’amicizia o di un legame interrotto, ma primariamente come atto di “salute sentimentale”, un riguardo ed una pulizia verso il proprio cuore ed i propri sensi. Serve una chiara determinazione a non lasciarsi intrappolare o imprigionare dal sentimento velenoso della vendetta.

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