la danza della vita

La festa liturgica di oggi ha un sapore antico, quasi medievale, qualcosa che appartiene ad un linguaggio che oggi non ha più diritto di dimora, né tantomeno di asilo. Che significa per l’uomo moderno celebrare il mistero della Trinità? Sembrano parole talmente alte o vetuste che forse starebbero meglio in un qualche museo, non sulla bocca e nel cuore dei credenti del Terzo Millennio. E poi che cosa a che fare con noi questo mistero? Che importa alla nostra vita se Dio è Uno, Bino o Trino? Se è persona o energia, sostanza o Karma o silenzio, Essere o Nulla?

Eppure penso che se sapessimo andare un poco oltre la scorza polverosa che il tempo ha riposto sulle parole, potremmo intravedere un mistero che ancora ci interpella e ci riguarda, che è ancora capace di intercettare il nostro cuore, la nostra sensibilità e la nostra testa.

Cosa c’è all’origine di tutto, di tutto quanto esiste, delle nostre persone, dei nostri affetti, delle cose che ci circondano e del mondo che abitiamo? So bene che non sono domande semplici né interrogativi che siamo abituati a porci. E tuttavia queste sono le domande che hanno accompagnato la filosofia ai suoi albori, non appena l’uomo ha iniziato a porsi domande ed interrogativi su di sé, sul mondo e sulla vita. Perché c’è qualcosa invece che nulla? Perché le cose esistono invece che ad “esistere” sia solo il niente? Perché in fondo c’è l’essere? E qual è l’origine di tutto questo essere che vediamo, che percepiamo e che siamo?

Un grande teologo ha scritto: “C’è chi dice che il fondo dell’essere è la materia, chi lo spirito, chi l’uno. Hanno tutti torto! Il fondo dell’essere è la comunione” (J. Danielou). Forse ha ragione lui… la festa di oggi ci ricorda che la sorgente di questo essere è una comunione, una relazione interpersonale, una comunità. All’origine di tutto non c’è un arcano principio, un’entità solitaria e chiusa in sé stessa, ma una comunione divina che è dono reciproco, interscambio, che è offerta ed accoglienza, movimento di ex-stasi e di ricezione. Tutto il cosmo è come intessuto di questa dinamica originaria, le nostre vite sono partecipazione a questo movimento, le nostre singole esistenze sono innestate e radicate in questo mistero di comunione.

Allora forse, celebrare anche nel 2018 questa “strana” festa è fare memoria del mistero che abita la nostra vita, che costituisce l’infrastruttura del Reale, il fondamento della realtà, la matrice più vera ed autentica di quanto esiste. La nostra vita, anche quella più banale ed ordinaria, riverbera e danza al ritmo di quella relazione originaria ed originante. Il mistero dell’Essere non è un mistero di solitudine ma di gioiosa e radicale comunione. Il mistero della Trinità ci rammenta che la Vita è dono, movimento radicale che ci porta verso l’Altro, per sperimentare l’incontro in una ineffabile Comunione.

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