ci sono tocchi e tocchi

«Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Marco racconta questa ragionevole reazione dei discepoli che di fronte alla domanda del Maestro “Chi mi ha toccato” rispondono un poco sorpresi, dal momento che una grande folla circondava Gesù ed i suoi seguaci. In effetti una donna che soffriva di emorragia, nella speranza di essere guarita, ha avvicinato il Maestro e ha sfiorato il suo mantello, traendo dal quel leggero contatto una forza capace di curare la sua infermità. In mezzo a tutti questi contatti e toccamenti, c’è un tocco che è riconosciuto, identificato ed eletto. Tra tutte le mani ed le braccia che toccano il corpo del Maestro c’è un tocco “speciale”, particolare, che spicca tra i tanti toccamenti, che è talmente originale da attirare l’attenzione di Gesù.

In fondo, se ci pensiamo bene, non è poi molto diverso da quanto ci succede tutti i giorni nella ordinarietà della nostra vita. Provate a fare un viaggio in metropolitana nell’orario di punta e magari quando è qualche minuto che non passa alcun treno. Resti anche tu “compresso” tra la folla, strattonato e toccato involontariamente da più parti da coloro che, loro malgrado, condividono il tuo vagone. E tuttavia, anche in questo corpo-a-corpo involontario, restiamo sensibili al tocco dell’amico che viaggia con noi e che prima di congedarsi ci sfiora il braccio o ci tocca la spalla. Non ci è difficile sentire quel contatto, isolarlo tra i molti altri presenti, e gustare in qualche modo l’affetto che in quel gesto è simboleggiato.

Insomma, ci sono tocchi e tocchi, ci sono contatti e contatti e non ogni sfioramento della nostra pelle ha la stesa intensità e lo stesso significato. Ci sono sfioramenti casuali ed involontari, spesso fastidiosi ed invadenti e ci sono contatti affettivi,  ricchi di amicizia e di affetto.

Forse ci sono due cose che rendono questo secondo tipo di rapporti così umanamente densi: anzitutto c’è la speciale intenzione di chi agisce, di chi avvicina la mano nell’atto di toccare. Quella mano raggiunge volontariamente il nostro corpo e attraverso quel pelle-a-pelle sentiamo la volontà e l’intenzione dell’altra persona di dirci qualcosa. È un gesto non solo intenzionale ma desiderato, ricercato, quasi studiato nei suoi dettagli. E poi, secondo aspetto, c’è la disponibilità di chi riceve: il nostro braccio è aperto all’incontro, è disposto ad essere raggiunto e a “leggere” in quel movimento l’espressione di un legame affettivo.

Un po’ come nel racconto evangelico, il mistero del contatto avviene quando si palesa questa straordinaria reciprocità tra toccante e toccato, tra dare e ricevere, donante e ricevente, tra la mano di chi regala e quella di chi è destinataria di questo dono.

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