“la libertà personale è inviolabile”

La libertà personale è sacra ed inviolabile. Appartiene all’individuo non come una gentile concessione dell’autorità statale ma come sua prerogativa propria, come elemento connaturale alla sua dignità umana, al suo essere persona. Lo stato si riserva il diritto di limitare questa libertà come forma di protezione e tutela della serena convivenza civile, ma tale restrizione, proprio per la delicatezza dell’ “oggetto” in questione, è sottoposta a speciali vincoli e controlli, per evitare abusi e soprusi.

In fondo questa è una delle principali conquiste dell’uomo, in quel lungo cammino che lo ha portato al riconoscimento dei suoi diritti universali. La libertà non è una benevola concessione del signore di turno ma afferisce all’identità umana. È anche quanto recepisce la nostra costituzione e le leggi del nostro stato, che dichiarano solennemente che “La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge” (articolo 13).

È proprio alla luce di questi valori, che sono prima di tutto un fatto culturale prima che giuridico, che resto basito di fronte a quanto successo sulla nave Diciotto a Catania. Alcuni uomini, non mi interessa se africani, europei o asiatici, gialli, neri o bianchi, sono stati privati della libertà, senza che ci sia stata un’autorità giudiziaria a convalidare la cosa, come previsto dalla legge.

L’esercizio della legittima azione politica da parte di chi detiene il potere non è assoluta, né può essere arbitraria o svincolata dalle regole e dalla leggi. Il consenso ottenuto mica autorizza a comportarsi fuori dalle norme, come se gli altri fossero indifesi vassalli del tuo feudo… emerge davvero una concezione padronale e prepotente del potere, utilizzato per punire chi non la pensa come te (ricordate le minacce di togliere la scorta agli avversari politici?) o usato come strumento per raggiungere i propri obiettivi, al di fuori del terreno della legalità.

E di questa cosa dovremmo preoccuparci tutti, non solo quel centinaio di disgraziati finiti dentro un conflitto più grande di loro. Se non è più necessario un ordine scritto che posso impugnare di fronte alle autorità di garanzia, chi ci assicura che un domani, in uno dei tanti tweet con cui ormai si “governa” il paese, non venga deciso che anche le nostre libertà siano momentaneamente limitate, perché così deciso dal prepotente di turno?

La tutela dei diritti di ciascuno è la migliore garanzia per il rispetto dei diritti di tutti, noi compresi.

Ricordate la famosa frase? “«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare» Martin Niemöller (1892-1984)

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