Ci sono silenzi e silenzi

Ci sono silenzi e silenzi.

Ci sono silenzi che sono densi di parole, capaci di custodire le parole appena pronunciate o ancora da pronunciare. Questi silenzi sono il terreno in cui la parola attecchisce, in cui germina, in cui trova il tempo per una solitaria incubazione. In attesa della prossima germinazione. Quei silenzi sono il cuore della vita, sono il punto di appoggio del mondo, quel luogo dal quale è possibile osservare la propria vita ed il mondo, grembo di generazione di custodia dei legami, delle persone e di se stessi.

E poi ci sono altri silenzi, silenzi che sono di deserto, di secchezza e di abbandono. Questi silenzi non sono riempiti da nulla, in essi non rimbomba alcuna eco. Questi silenzi sono grembi sterili, uteri dai quali non nascerà mai la vita; sono terra arida e riarsa, terricci sabbiosi che sono naturalmente inospitali verso ogni forma di novità.

Questi silenzi ti isolano perché ti strappano dalla trama del tempo, recidono quella feconda connessione dell’attimo presente con il tempo passato e quello che verrà. Essi ti lasciano immobili, come dentro un bozzolo solitario, collocato in qualche angolo isolato dell’universo. Questi silenzi sono giornate di calura torrida, in cui è impossibile trovare un riparo o un semplice filo d’ombra in cui trovare sollievo.

È proprio quando attraversi questi luoghi di arido silenzio che comprendi la forza generativa della parola, di ogni parola, di una qualunque parola.

Ogni parola pronunciata, sussurrata, biascicata a stento, gridata, strillata ai quattro venti, urlata con rabbia o sillabata dolcemente, meditata con devozione o vomitata con dolore… ebbene qualunque parola è un atto generativo, una rottura di quel mortale silenzio. Essa è appello ad un tu, non importa se immaginario o reale, presente o solo supposto.

Non è importante che la tua parola sia una preghiera o una bestemmia, un grido o un sussurro, un bisbiglio o un urlo straziante: essa è comunque capace di attivare una connessione, di propiziare un legame, di portare un poco di refrigerio nel deserto silenzioso del nulla.

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