destra e sinistra

Ma all’alba del 2019 ha ancora senso parlare di destra e di sinistra in politica? Serve ancora utilizzare queste due categorie che hanno strutturato la vita politica per un lunghissimo periodo di tempo, articolando movimenti di idee, opinioni, ideologie e convincimenti personale e collettivi?

Guardando e osservando l’attuale situazione politica verrebbe da dire di no, dato che le forze ora al governo enfatizzano il loro collocarsi al di là dei classici schieramenti che hanno accompagnato la storia del Novecento. Destra e sinistra parrebbero parte di un armamentario ormai vecchio e desueto, buono solo per farci la storia dei decenni passati, ma non più utili per capire l’oggi e per interpretare i movimenti che agitano la storia. Ormai sia in un tempo che è “oltre” la destra e la sinistra, che comprende il mondo secondo categorie radicalmente differenti.

Sarà anche vero ma confesso che sono sempre un po’ scettico a seguire questi “nuovismi” che aspirano a gettare via categorie consolidate della nostra cultura in nome di idee che è tutto da vedere se non scivoleranno nell’archivio della storia nel giro di pochi anni.

Destra e sinistra hanno orientato non solo scelte politiche ed interventi amministrativi ma, più in generale, una visione complessiva del mondo, un modo per guardare la società ed i valori che sono a fondamento della convivenza civile. Essere di destra e di sinistra significa (o per lo meno ha significato) dare preminenza a certi valori invece che ad altri, privilegiare una ceto sociale rispetto ad un altro. Dentro quelle due paroline, che oggi si vuole superare con tanta fretta,  c’era dentro un sentire profondo, sentimenti e passioni che non è facile cancellare in un battere d’occhio.

Anche la situazione politica attuale mi spinge ad essere sospettoso verso il superamento di queste categorie: i partiti post-ideologici ora al governo hanno promesso un po’ tutto a tutti, mettendo in campo politiche che tradizionalmente avremmo considerato sia di destra che di sinistra. E hanno giustificato questi interventi “eterogenei” proprio in nome delle loro posizioni post-ideologiche.

Osservo solo che si sono potuti permettere queste misure “a destra e a manca” per il semplice fatto che si è posta poca attenzione alla sostenibilità economica delle decisioni prese. Mi chiedo cosa accadrà quando la ristrettezza di spesa imporrà tagli e scelte e obbligherà ad individuare delle precedenze.

Temo che destra e sinistra, cacciati dalla porta rientreranno dalla finestra: magari non tanto come ispirazione ideale ma come necessari criteri per definire priorità e urgenze. Staremo a vedere…

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