ritirata e resa

A volte per guarire, o anche solo per superare una fatica, una difficoltà, un dolore o un fallimento, abbiamo bisogno di allontanarci, di prendere le distanze, di creare uno spazio, non solo fisico ma anche affettivo, tra noi e la sorgente del nostro disagio.

Certe volte si guarisce stanno “dentro” il problema, imparando a convivere, a sopportarne la presenza e a gestire la sua carica irritante. Altre volte invece l’unica salvezza è andarsene e sentire sulla pelle una lontananza tra noi e lui.

Sì, ci sono volte in cui percepire questo allontanamento è un modo per ridurre il potere distruttivo di quel problema e per attenuare gli effetti negativi sulla nostra vita: quella distanza diviene la nostra difesa e la nostra protezione, perché sappiamo e sentiamo che se quel problema resta lontano allora è inoffensivo.

Non sempre abbiamo la forza necessaria per ingaggiare una lotta corpo a corpo con quel nemico: spesso ci mancano le energie, la determinazione o la lucidità. Così possiamo solo scappare, abbandonare il campo di lotta e attivare una ritirata strategica, prima che sia troppo tardi. Non è detto che ci sia sempre offerta una scelta a riguardo: accade anche che occorra “fare di necessità virtù “e così mettere in atto l’unica soluzione che al momento ci pare percorribile. A volte si tratta della ritirata.

E tuttavia ti accorgi che questa marcia indietro, benché possa apparire una sconfitta, in realtà non lo è. Indietreggiare spesso è solo il modo che abbiamo per leccarci le ferite, per riprendere fiato ed energie e per riacquistare l’equilibrio che avevamo smarrito. Fare un passo indietro è l’occasione per guardare le cose da lontano, per maturare una giusta prospettiva su di esse e sulle situazioni. Non sempre stare “dentro le cose” ci aiuta a comprenderle meglio. Talvolta è solo la distanza che permette questo sguardo più obiettivo e salutare.

E poi c’è una cosa che distingue la ritirata dalla resa. Chi è capace di allontanarsi, di prendere le distanze e di fare un passo indietro, vive in cuor suo una certezza, anche se non sempre questa consapevolezza giunge chiara alla coscienza: ciò che è vitale ritorna. Non può stare lontano dalla nostra esistenza, né essere silenziato per sempre. Ciò che è vitale ritorna. Andarsene, a volte, è solo un modo per propiziare questo ritorno e riaccogliere il suo accadimento nella nostra vita.

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