è tempo di sagra

È tempo di sagra, sagra di ringraziamento. Come ogni anno la quarta settimana di ottobre ci consegna questo evento da celebrare.

Il giorno della sagra ha sempre un sapore antico, legato alla tradizione, alle usanze, al ricordo dei nostri vecchi che in questa giornata, al termine della stagione del raccolto, ringraziavano per i doni della terra. La sagra è un po’ un’occasione per riconnetterci con il nostro passato, con quello che siamo stati, con le radici contadine da cui tutti in paese proveniamo. La sagra è il momento per custodire la nostra storia, le sua tradizioni, quel patrimonio di gesti ed eventi che abbiamo ricevuto da coloro che prima di noi hanno abitato questo lembo di terra.

Eppure penso che la sagra non sia solo un momento per guardare indietro ma che essa contenga anche uno stimolo positivo per l’oggi e, se possibile, pure per il domani. Ieri come oggi il tempo della sagra è un invito a dire grazie, a ringraziare per quello che siamo e per quello che abbiamo. Parrà una cosa banale, ma credetemi, soprattutto di questi tempi, proprio non lo è.

Nel tempo del “tutto pronto”, tutto a portate di mano, tutto sempre disponibile, dire grazie significa guardare la vita da un altro punti di vista, quello che sa riconoscere e apprezzare tutto ciò che gratuitamente la vita ci dona, al di la dei nostri meriti e dei nostri pregi.

Dire grazie è ammettere che non siamo sempre noi all’origine delle cose belle che ci capitano nell’esistenza; che gli amori, i figli, gli amici, gli incontri, i successi, la salute, le ricchezze e le gioie spesso sono dei regali che la Vita ci fa senza chiederci il permesso né senza pretendere un contraccambio.

Un po’ come i nostri nonni contadini: sapevano bene che il grano e i prodotti della terra che raccoglievano erano frutto del loro duro lavoro, ma erano altresì consapevoli che sarebbe bastato una stagione secca o troppo piovosa, una pestilenza o una malattia, un infortunio o un qualunque evento sfavorevole per cambiare completamente le cose.

Nel loro “grazie” c’era questo riconoscimento della magnanima fertilità della terra e della sua generosa gratuità.

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