tu sei l’amato!

Tu sei l’Amato”, abbiamo sentito nel vangelo di oggi.. tu sei il Figlio Amato, il prediletto..

Quanto tutti noi avremmo bisogno di ascoltare queste parole di benedizione, non come un’idea che ci giunge alla testa ma come una consolazione che arriva diretta al cuore.

Tu sei l’Amato” è quello che il cuore di ogni persona aspira a sentirsi dire prima o poi nella vita. “Tu sei l’amato” è il riconoscimento di un valore, di un pegno, di una identità degna di essere amata e cercata,  desiderata e ed inseguita. Questa frase è come un balsamo che delicatamente si riversa sulle ferite che sanguinano nel nostro cuore.

L’interrogativo “quanto valgo?” è qualcosa che ci abita dentro dal primo giorno in cui siamo usciti dal grembo di nostra madre. La ricerca e la conferma del nostro valore, del nostro peso e della nostra consistenza è una compagna di viaggio che segue ogni piccolo passo che facciamo al mondo. “Sarò all’altezza di questo nuovo compito, di questo lavoro, di questa scuola? Saprò essere un buon padre o madre, insegnante o dirigente, meccanico o impegnato?”. Dentro queste domande che lambiscono la nostra anima riecheggia una domanda ancora più fondamentale e radicale: “Quanto valgo io?

C’è gente che fa lunghi viaggi, infinite percorsi di guarigione e di analisi, usa droghe o si butta freneticamente nel lavoro o in rapporti affamati di affetti solo per trovare una piccola ed esile risposta a questa domanda tanto dolorosa quanto inquietante. C’è pure chi cerca di affogare questo interrogativo in realtà artificiali, in pulsioni incontrollate, in ambizioni smodate, in un riconoscimento sociale bramato come l’aria da respirare, come se gli applausi ed i like ricevuti potessero in qualche modo sopire quell’istanza che non ci da tregua.

Ognuno di noi ha fame di questa dichiarazione di amore, di una voce che ci chiama l’Amato, il prediletto, colui nel quale qualcuno o Qualcuno ha posto il suo compiacimento. Quella dichiarazione diviene la fonte della nostra autostima, il fulcro su cui possiamo correre il rischio di aprirci con fiducia al mondo, quella base solida che resiste anche nelle più tremende esperienze della vita, quando tutto sembra sussurrarci diabolicamente “sei una nullità, non vali niente, sei un disastro, non ce la farai mai, non c’è speranza per te, sei un fallito…”

Sì, abbiamo tutti un desiderio esistenziale di questa parola buona per la nostra vita, capace di confermarci sulla qualità trascendente delle nostra persona e sulla fiducia che possiamo sperimentare verso il domani.

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