Galli della Loggia e Francesco

Credo proprio che Francesco non abbia bisogno di una difesa di ufficio di fronte alle osservazioni un po’ miopi e talvolta strabiche di Galli della Loggia sul Corriere.

Bisogna indossare delle belle lenti deformanti per leggere in maniera così sfuocata questo papato, usando categorie che mi paiono assolutamente inadatte per interpretare il tempo odierno.

Non mi interessa però ribattere punto su punto sulle sue osservazioni (in rete trovate validissimi commenti) ma sottolineare una cosa che mi ha colpito del suo intervento e che secondo me è indicativo di una certa prospettiva di lettura: l’abbondante utilizzo della parola “religioso”.

È proprio il cuore delle accuse dell’editorialista: Francesco è un papa poco religioso. Infatti: “il discorso pubblico di Francesco inclina a perdere ogni specificità di tipo religioso. (…) assenza di specificità «forti» di tipo religioso. (…) È così che alla fine quel discorso, privo di una significativa innervatura religiosa, resta solo un discorso ideologico. “ sono le sue parole testuali.

Ma cosa si intende con questa parola? Cosa rende “religiosa” una parola, un atto, un’azione, una riflessione? In che senso il discorso di Francesco è poco “religioso”?

Ho il sospetto che per “religioso” Galli della Loggia intenda “confessionale, dogmatico, clericale” e in questa accezione non si può certo dargli torto. Francesco non ama abitare gli spazi del sacro, dell’istituzione e del potere ma è più a suo agio in quell’ambito profano dove la gente vive tutti i giorni.

Ma mi viene da pensare che, se “religioso” significhi questo, la stessa accusa calzerebbe benissimo anche per Gesù: anch’egli è stato – in questo senso –  poco religioso, uno che, pur frequentando i luoghi del sacro, ne seppe dare una interpretazione radicalmente rivoluzionaria ed inclusiva.

Mi perdoni Galli delle Loggia, ma questa accezione del termine “religioso” è quanto meno parziale e incompleta, incapace di coglierne l’anima e la portata.

Forse, ma dico forse, la parola “religioso” ha più a che fare con l’annuncio liberante di un “oltre”, di una eccedenza, di una pienezza, che è capace di dare compimento alla vita umana. Religioso non è ciò che si separa dalla vita, ciò si isola in una dimensione appartata; “religioso” allude alla possibilità di indicare la pienezza e la profondità della vita, di testimoniare un annuncio di liberazione che qualifica, in modo radicalmente nuovo, l’esistenza quotidiana.

Quanto è “religioso” non è in dialettica con l’umano, si vada a leggere la Gaudium et Spes, caro editorialista. È religioso quanto annuncia che l’umanità integrale è spazio di una esperienza di liberazione, che dona compiutezza all’umano proprio nella sua apertura trascendente.

Forse, allora, Francesco si rivela essere assai più religioso di quanto possa apparire e temo che ci stia indicando uno stile tutto evangelico di stare al mondo.

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