Magnificat!

Lo stupore nasce dal riconoscimento di una ricchezza, di un’abbondanza, di un dono eccedente ed inatteso, di quanto pareva insperabile ed invece è accaduto. Quando l’imprevedibile irrompe nella vita, quando il superlativo spazza via i calcoli un po’ gretti e limitati che la nostra mente è in grado di fare, ebbene allora il senso dello stupore nasce da un cuore trepidante e spaesato, sopraffatto da quanto non attendeva e che mai avrebbe previsto.

In fondo nel grido della giovane Maria, che urla il suo “Magnificat”, c’è forse la percezione di questo favore inaspettato, di una predilezione che eccede ogni ragionevole aspettativa, di una magnanimità che giunge come una sorpresa esorbitante.

Magnificat è il grido di chi non trova parole per raccontare quello che gli è accaduto, che non sa spiegarsi la fortuna che gli è capitata e che osserva alla vita con meraviglia nuova.

Fatichiamo oggi a sussurrare il nostro personale Magnificat perché i nostri occhi sono forse un po’ cinici e miopi, incapaci di riconoscere ed onorare lo stupore che riverbera dalle cose, dalle persone, dai nostri legami ed incontri, dalle parole che ci scambiamo con affetto e pazienza. Siamo ormai gente diventata insensibile alla meraviglia, giacché i nostri occhi non sanno più vedere e le nostre mani non sanno più sfiorare.

Attraversiamo la vita con il passo dolente tipico di chi non si aspetta nulla, di chi ha il cuore rattrappito da ciò che è banale e scontato; siamo gente spesso insensata perché insensibile a quanto vibra intorno a noi, anestetizzati dalle nostre paure, dai nostri piccoli pregiudizi, da schemi mentali divenuti ormai soffocanti.

La nostra indifferenza crea attorno ai nostri sensi una sorta di barriera, di pellicola protettiva, che ci difende dalla profondità della vita, dalla gioia inebriante e dal dolore che penetra, dalla malinconia e dallo struggimento, dall’angoscia e dall’estasi ineffabile.

Forse, per cantare il nostro Magnificat, dobbiamo lasciarci raggiungere dalla vita, lasciarci ferire da quello che accade, lasciarci sorprendere dalle meraviglie che ancora oggi non cessano di accadere nella nostra esistenza.

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