beato il popolo che non ha bisogno di eroi

Alla fine il governo Draghi ha visto la luce, accompagnato da un generale plauso e da moltissimi apprezzamenti ricevuti da quasi tutte le parti politiche. Spero mi perdonerete se non mi accodo a questo coro incensante l’ex-governatore della Banca Centrale Europea e la recente formazione governativa. Non perché non riconosca le evidentissime qualità del neo presidente del Consiglio: il suo straordinario curriculum vitae lo rende una delle figure più prestigiose e internazionalmente riconosciute del nostro Paese; né perché non apprezzi le qualità umane e professionali delle persone che Draghi si è scelto per sedere con lui al tavolo del governo. Non c’è dubbio che uno degli effetti più positivi e rilevanti di quanto accaduto, sia quello di riaffermare la competenza come tratto distintivo di chi esercita una funzione pubblica. Dopo anni di proclamazione del principio per cui “uno vale uno”, in nome del quale ci siamo ritrovati – occorre pur ammetterlo – emeriti incompetenti in ruoli chiave dell’amministrazione pubblica, finalmente è prevalso il buon senso. Forse, complice la difficile gestione della pandemia, abbiamo riconosciuto che non basta la rettitudine morale per fare un buon politico: essa è di certo condizione necessaria ma, ahimè, non sufficiente.  Serve anche competenza, capacità di gestione ed organizzazione, visione strategica e tattica: tutti aspetti maturati ed applicati in precedenti esperienze professionali.  

Ciononostante, benché riconosca qualità all’uomo e alla squadra, fatico ad ignorare i non pochi aspetti di criticità che hanno segnato questa nuova fase politica. Il nuovo governo è nato da una crisi di governo che sfido i più a spiegare ed argomentare razionalmente. Indipendentemente dalla valutazione che ciascuno può dare del governo Conte, occorrerà capire che cosa sia successo e quale sia stato il motivo di tale improvvisa interruzione. Non basta certo dire che il nuovo governo sia migliore del precedente per spiegare cosa sia effettivamente successo nei palazzi della politica nelle ultime settimane. Così come occorre, secondo me, riflettere a mente fredda sul senso dell’operazione che ha condotto Mario Draghi a capo dell’esecutivo, a guida di una coalizione eterogenea e, per certi versi, spuria.

Per l’ennesima volta nella recente storia del nostro Paese, in momenti cruciali, la classe politica ha abdicato alla sua funzione, quasi sub-appaltando la responsabilità di governare a profili tecnici, chiamati a prendere, per l’occasione, le redini del governo. Intendiamoci, non dico che le precedenti esperienze abbiano fallito: immunizzati dal virus del “consenso ad ogni costo”, i governi tecnici si sono, talvolta, mostrati i più adatti a prendere decisioni impopolari ma necessarie per il bene di tutti. Eppure resta il dubbio sul perché la classe politica italiana non sia in grado di guidare il Paese anche in tempi difficili, come avviene in Germania, Francia, Inghilterra e le altre democrazie europee. Non credo sia un bel segnale ricorrere ad uno stato di  “eccezionalità politica” ogni qualvolta ci sia una situazione difficile da affrontare. Forse coltiviamo l’illusione che ci siano decisioni “tecniche” che possano essere assunte con più efficacia da chi non è politico. Il punto è che nessuna decisione è neutra, indifferente o imparziale: essa è sempre espressione di un punto di vista, di particolari valori, sensibilità, di interessi e obiettivi.

Mi chiedo: alla luce della composizione composita della maggioranza che sostiene il governo Draghi, qual è l’orizzonte valoriale, quali le priorità, le urgenze, le sfide che l’azione politica sceglierà di affrontare? Di fronte alla crisi sanitaria, economica e sociale, quali scelte decideranno di privilegiare? In quale direzione? A favore di chi? Per fare cosa? A meno di non ritenere che siano i soldi piovuti dall’Europa il vero collante della nuova coalizione…

Da italiano non posso che sperare che questa “operazione salvataggio” abbia l’esito sperato. Eppure mi restano molti dubbi e perplessità sulla ratio che ci ha condotti fino qui.

Questo mio articolo è stato pubblicato su Il Cittadino del 18 Febbraio 2021

Un pensiero su “beato il popolo che non ha bisogno di eroi

  1. premesso che sulla competenza di Draghi dubbio non v’è, aver accettato di tenere pezzi di letame come zavorra nonostante abbiano ampiamente dimostrato d’essere incapaci e prostrati ai poteri occulti significa che il suo governo, sostenuto da una banda di lanzichenecchi affamati avrà vita breve ma travagliata ! scommettiamo ?

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