Roberto, il tempo, l’amore

Ecco, se proprio dovessi esprimere un desiderio, mi piacerebbe poter provare intensamente quelle straordinarie parole che Benigni ha rivolto alla compagna alla premiazione del Leone d’oro alla carriera, durante la cerimonia inaugurale della 78esima Mostra del Cinema di Venezia.

Dico “provare”, perché “dire” sarebbe davvero troppo: raggiungere la sua capacità espressiva, il trasporto e la convinzione che mette nelle parole è qualcosa di unico ed irraggiungibile

Ma accontenterei di sentire, provare sulla pelle quel movimento radicale e profondo che ti conduce a riconoscere nella persona amata il senso profondo dell’esistenza, l’orizzonte di significato della vita e l’apice della gioia

Che bello sarebbe possedere quella divina consapevolezza che l’amore sa donare una diversa misura del tempo e la capacità di attraversare i giorni con un passo radicalmente “altro”: “Abbiamo fatto tutto insieme per 40 anni. Io conosco solo una maniera per misurare il tempo: con te o senza di te.” Che bello sarebbe sperimentare la convinzione che si vive per l’altro, sia perché l’altro è esattamente ciò che ci tiene in vita, sia perché esso è la meta a cui tende la nostra vita.

Mi convinco sempre di più che amare non sia nulla di “naturale” o automatico. Non si ama solo per il fatto che si vive. Si ama con un atto umano, pienamente libero ed esigente. Esso è una conquista, un dono, una ascesi da compiersi giorno dopo giorno, atto dopo atto, passo dopo passo.

Tanta gente sta insieme, tanta gente fa sesso, tanta gente condivide la casa e fa figli insieme ma quanti davvero si amano? Quanti percepiscono questo radicale appartenersi, in nome del quale non sono più io, non sei più tu, ma siamo una carne sola? Quanti arrivano a scalare queste vette sublimi degli affetti, a respirare l’area rarefatta che si respira in quota e a provare quel senso di vertigine che genera lo stare così in alto?

Trovo che sia bello che ogni tanto qualcuno ci inviti ad alzare lo sguardo e a riconoscere la grandezza della nostra vocazione umana. Ci servono testimoni capaci di indicare una ulteriorità che si dispiega sopra le mediocrità della vita.

Non posso nemmeno dedicarti questo premio perché è tuo, ti appartiene. Ce lo possiamo dividere: io prendo la coda, il resto è tuo. Le ali, soprattutto, perché se qualcosa ha preso il volo è grazie a te.”

Grazie Roberto!

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