Grazie Presidente!

Termina, in questi giorni, il settennato del presidente della repubblica, un settennato complesso e ricco, forse uno dei più impegnativi della storia repubblicana. Sono stati anni attraversati da forti cambiamenti sul piano internazionale ed interno, percorso da intense spinte populiste che hanno destabilizzato ed, in alcuni casi, messo a rischio la tenuta istituzionale del nostro Paese. Ci stiamo lasciando alle spalle un tempo in cui la globalizzazione squilibrata della finanza ha fomentato pulsioni antisistema ed urti populisti che hanno scosso alla radice le società occidentali e non solo. Lunghi anni culminati con la non facile gestione dell’ondata pandemica, forse uno dei momenti più difficili e critici del nostro paese e dell’intera Europa, dalla fine della seconda guerra mondiale.

Non è stato certamente facile rappresentare il vertice dell’unità nazionale e la suprema magistratura repubblicana in questi tempi di burrasca, ruolo che il presiedente Mattarella ha svolto con riconosciuto apprezzamento ed evidente equilibrio.

Rileggendo l’ultimo messaggio di fine anno, che rappresenta quasi un lascito del presidente alla nazione, tra le molte che si potrebbero citare, tre mi paiono le parole essenziali che hanno segnato il settennato che si sta ora concludendo: sobrietà, speranza e comunità.

Il presidente Mattarella ha sempre testimoniato una presenza sobria, asciutta, quasi dimessa: lo stile discreto, le parole misurate, i gesti controllati ed umili lo hanno fatto apprezzare come una persona integra, saggia, insensibile alle sirene della spettacolarizzazione mediatica, alle luci della ribalta, della parola o del gesto ad effetto. Lo stile pacato ha, tuttavia, saputo coprire distanze che la boria di taluna politica mai sarebbe stata capace di colmare. Il presidente ha parlato al cuore della nazione, con garbo ma anche con verità e franchezza, indisponibile a “lisciare il pelo” alle pulsioni più in voga o a cavalcare lo sdegno e il disagio sociale. Quella del presiedente è stata una sobrietà responsabile, matura, oserei dire paterna, capace, da una parte, di sintonizzarsi con le istanze più profonde del Paese e, dall’altro, di non venire mai meno alla propria responsabilità istituzionale e civile. Una sobrietà lucida ma mai disillusa, mai cinica, mai rinunciataria.

È infatti la parola speranza la seconda che, a mio avviso, descrive bene la parabola del presidente. Mattarella è stato un grande costruttore della speranza collettiva del nostro Paese, anche in tempi (gli ultimi, in ordine di tempo, segnati dalla pandemia) in cui non era facile mantenere e custodire uno sguardo aperto al futuro. La speranza a cui il presidente ha più volte richiamato il Paese non era un vago senso di ottimismo né l’illusione che le cose sarebbero andate necessariamente meglio. La speranza invocata e testimoniata da Mattarella nasce dal riconoscimento delle straordinarie potenzialità e risorse che sono nascoste nel tessuto sociale e comunitario del nostro popolo. La speranza nasce dal saper onorare i beni morali, intellettuali, religiosi e sociali che hanno segnato la storia del nostro popolo e che, benché un po’ offuscati, ancora costituiscono l’architettura portante del nostro vivere insieme. 

C’è in fondo, e veniamo qui alla terza parola, un senso profondo e ricco della comunità nelle parole e nei gesti del presidente della Repubblica. Per Mattarella la nazione è anzitutto comunità, rete di relazioni e di vincoli sociali, luogo nel quale si esercitano i diritti di cittadinanza ma anche i doveri di solidarietà e di aiuto reciproco. Siamo popolo ma non in senso nazionalista, autocratico o identitario. La comunità a cui il presidente ha sempre richiamato ha sempre i tratti dell’inclusione, della solidarietà, del rispetto della persona umana, della cura dell’altro e dell’attenzione al fratello ed al povero. Siamo chiamati ad essere una comunità aperta ed accogliente, giusta e rispettosa, nella quale il valore della legalità sa coniugarsi con l’imperativo etico della solidarietà.

Mi piace pensare che sia questa l’eredità morale e politica che il presidente Mattarella lascia al popolo italiano: la testimonianza di una politica seria e sobria, lo sguardo di speranza sul domani e il riconoscimento delle relazioni vitali che fanno di noi una comunità nazionale.

(pubblicato su Il Cittadino del 26 Gennaio 2022)


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