Prossimi si diventa

Ecco il mio editoriale per il Cittadino del 6 Luglio 2026. Buona Lettura!

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«Carissimi, oggi Lampedusa e Linosa si trovano su una strada pericolosa come quella che scendeva da Gerusalemme a Gerico. Qui avete visto non solo uno, ma migliaia di esseri umani caduti nelle mani di briganti… Il mare ha accolto gli altri, quelli che non ce l’hanno fatta a giungere dove speravano

Le parole pronunciate da Papa Leone nell’omelia di Lampedusa del 4 luglio sono davvero forti ed evocative. Non perché introducano temi nuovi, ma perché riportano il dramma delle migrazioni al suo nucleo più autentico: non una questione anzitutto geopolitica, non un problema statistico o amministrativo, ma una domanda radicalmente umana ed evangelica.

Dobbiamo confessarlo: Papa Leone continua a sorprendere.

Chi aveva immaginato il suo pontificato come una stagione di “normalizzazione” dopo gli anni di Francesco, quasi una parentesi più prudente e meno esposta sui grandi temi sociali, è costretto a rivedere le proprie aspettative. Con uno stile diverso, più sobrio, più misurato, meno incline ai gesti clamorosi, Leone non ha però attenuato di un millimetro la radicalità del Vangelo. Anzi, la sua predicazione sembra voler mostrare che la fede cristiana non riguarda soltanto la coscienza individuale, ma possiede una forza capace di rinnovare anche le relazioni sociali, economiche e politiche.

Sul tema delle migrazioni questo appare con particolare evidenza. Si potrebbe quasi leggere un piccolo trittico che, nel giro di poche settimane, restituisce la coerenza del suo magistero.

Il primo pannello è stato la “deviazione” a Sant’Angelo Lodigiano durante il viaggio a Pavia. Il Papa ha scelto di rendere omaggio a Madre Francesca Cabrini, la santa che dedicò la propria vita agli emigranti italiani e a quanti erano considerati gli “scarti” della società. Un gesto mite, ma altamente simbolico: ricordare che la storia della Chiesa è attraversata da uomini e donne che hanno riconosciuto nei migranti non un problema, ma un volto.

Il secondo pannello è la lettera inviata in occasione del 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti. Anche qui Leone non si limita a un richiamo generico ai valori civili, ma ricorda con chiarezza che: «La difesa della vita umana include anche accogliere, proteggere e assistere gli immigrati, le cui speranze, i cui sacrifici e i cui contributi hanno fatto parte della storia di questo Paese sin dall’inizio… Accoglierli con compassione e generosità non è soltanto un atto di carità, ma anche il riconoscimento della dignità che appartiene a ogni persona umana

È una frase che restituisce una verità spesso dimenticata: la questione migratoria non riguarda soltanto l’efficienza delle politiche pubbliche, ma il modo in cui una società comprende la dignità della persona.

Infine arriva Lampedusa. Non una semplice visita pastorale, ma un gesto dal fortissimo valore simbolico. Attraversare la Porta d’Europa significa collocarsi nel punto in cui il continente incontra le sue contraddizioni più profonde.

Ed è qui che Leone offre forse la lettura più lucida del fenomeno migratorio. Commentando la parabola del buon samaritano, osserva: «C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate… tutto questo riproduce oggi, del racconto evangelico, la fretta di “passare oltre”.»

Colpisce il fatto che il Papa non riduca il problema a una sola responsabilità. Nel suo elenco convivono la corruzione dei Paesi d’origine, un sistema economico mondiale che produce esclusione, i trafficanti di esseri umani, la paura che alimenta il pregiudizio, l’indifferenza delle società occidentali e l’incapacità della politica internazionale di elaborare strategie condivise. Nessuna semplificazione, nessuna lettura ideologica. Solo la consapevolezza che tragedie così grandi nascono sempre da una rete complessa di responsabilità.

Ma, soprattutto, Leone ci obbliga a cambiare prospettiva. La domanda decisiva non è soltanto quale politica adottare, ma quale tipo di uomo vogliamo essere. Nella parabola evangelica il problema non è l’esistenza dei briganti, ma il comportamento di chi passa accanto al ferito senza fermarsi.

Per questo il Papa conclude riportandoci al cuore stesso del cristianesimo: «Non c’è amore di Dio senza amore del prossimo, e non c’è prossimo se io non mi avvicino.»

Il prossimo non esiste già: diventa prossimo quando qualcuno decide di accorciare la distanza. L’umanità non nasce dall’appartenenza, dalla nazionalità o dalla cultura, ma dalla capacità di farsi vicini. È questo, forse, il tratto più originale del pontificato di Leone: riporta continuamente il dibattito al suo fondamento antropologico ed evangelico. Prima ancora di decidere come governare le migrazioni, dobbiamo decidere se vogliamo continuare a passare oltre o se siamo ancora capaci di fermarci accanto all’uomo ferito.

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