Ecco il mio editoriale per il Cittadino del 17 settembre 2026. Buona Lettura!

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La complessità è forse la cifra più importante del nostro tempo. Viviamo dentro trasformazioni profonde, attraversati da domande alle quali non è facile dare risposte. E anche la Chiesa, inevitabilmente, vive questa complessità. Vive  un modello di cristianità che per secoli ha rappresentato un punto di riferimento, ma che oggi deve capire come  interpretare il mondo,  parlare al cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo.

La questione, allora, è una soltanto: da dove attingere la novità necessaria per cambiare? Da dove possono arrivare gli stimoli, le idee, le intuizioni capaci di aiutarci ad abitare questo tempo con uno stile diverso e una prospettiva nuova?

È attorno a questa domanda che ha ruotato la proposta di Ottavio Pirovano, presidente della cooperativa Aquila e Priscilla di Milano, durante la giornata di studio che ha aperto il cammino annuale dell’Azione cattolica di Lodi. Una proposta singolare, capace di sorprendere: lasciarsi ispirare dalla figura dello straniero.

Lo straniero, ha suggerito Pirovano, non è necessariamente l’extracomunitario o il migrante. Egli è, prima di tutto, colui che porta una prospettiva nuova sulle cose. È chi viene da fuori, chi non appartiene ai nostri schemi, chi non conosce necessariamente le nostre abitudini e le nostre rassicuranti consuetudini. Proprio per questo può aiutarci a vedere ciò che noi, dall’interno, non siamo più capaci di riconoscere.

Non è difficile ritrovare questa figura nelle pagine della Bibbia. Dio, spesso, è colui che arriva da fuori, che scardina gli equilibri, che disorienta le attese. La sua presenza non coincide con ciò che l’uomo già conosce e sa amministrare. Dio irrompe nella storia come una novità che mette in discussione le certezze e apre strade impreviste.

Anche Gesù vive, in un certo senso, da straniero. Attraversa paesi e città, percorre strade, entra nelle case, incontra persone che non appartengono tutte allo stesso mondo. Non si limita a frequentare i luoghi consueti e le persone già conosciute. Si lascia accogliere da chi incontra e, nello stesso tempo, porta una parola capace di spostare lo sguardo, di mettere in discussione convinzioni, di restituire alla vita possibilità inattese.

Lo straniero, nel Vangelo, è dunque la cifra di ciò che non avevamo previsto. È colui che destabilizza, che ci costringe a uscire dalla comodità delle nostre interpretazioni. Non necessariamente perché possieda tutte le risposte, ma perché introduce domande nuove.

E forse è proprio questa figura che oggi può scuotere la vita, talvolta troppo autoreferenziale, delle nostre comunità cristiane. Comunità che rischiano di parlare soprattutto a se stesse, di ripetere linguaggi conosciuti, di cercare conferme più che confronti. Comunità che, mentre si interrogano sul proprio futuro, finiscono qualche volta per ascoltare soltanto chi è già dentro, chi condivide gli stessi percorsi, le stesse parole, le medesime sensibilità.

Ma se la novità deve arrivare da qualche parte, forse dobbiamo imparare ad accogliere chi viene da fuori.

Lo straniero può essere il giovane che non frequenta la parrocchia, la persona che ha abbandonato la Chiesa, chi appartiene a un’altra cultura, chi vive la fede in modo diverso, chi non crede affatto. Può essere persino colui che mette in discussione le nostre convinzioni più profonde. Ascoltarlo non significa necessariamente dargli ragione. Significa riconoscere che la verità non si lascia custodire dentro i confini delle nostre abitudini.

Forse il rinnovamento dell’Azione Cattolica, come quello di tante comunità, non passerà soltanto attraverso nuovi programmi, nuove iniziative o una migliore organizzazione. Passerà anche dalla capacità di aprire le porte, di frequentare luoghi diversi, di lasciarsi interrogare da parole che non ci appartengono.

Perché talvolta il cuore si sveglia proprio quando qualcuno, arrivando da fuori, ci costringe a guardare con occhi nuovi ciò che credevamo di conoscere già.

E forse, senza saperlo, è proprio lì che ci aspetta il Vangelo.

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