Parole d'autore

siate eretici!

Vi auguro di essere eretici.
Eresia viene dal greco e vuol dire scelta. Eretico è la persona che sceglie e, in questo senso è colui che più della verità ama la ricerca della verità.
E allora io ve lo auguro di cuore questo coraggio dell’eresia. Vi auguro l’eresia dei fatti prima che delle parole, l’eresia che sta nell’etica prima che nei discorsi.
Vi auguro l’eresia della coerenza, del coraggio, della gratuità, della responsabilità e dell’impegno.
Oggi è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri. Chi impegna la propria libertà per chi ancora libero non è.
Eretico è chi non si accontenta dei saperi di seconda mano, chi studia, chi approfondisce, chi si mette in gioco in quello che fa.
Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze, chi non si rassegna alle ingiustizie. Chi non pensa che la povertà sia una fatalità.
Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza.
Chi crede che solo nel noi, l’io possa trovare una realizzazione.
Eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio.

Luigi Ciotti

Parole d'autore

attenzione

“L’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità.
La capacità di prestare attenzione è cosa rarissima, difficilissima; è quasi un miracolo, è un miracolo.
Quasi tutti coloro che credono di avere questa capacità, non l’hanno. Il calore, lo slancio del sentimento, la pietà non bastano.
Nella prima leggenda del Graal è detto che il Graal apparterrà a chi per primo dirà al custode della pietra : “Qual è il tuo tormento?”.
La pienezza dell’amore del prossimo è semplicemente l’essere capaci di domandargli: “Qual è il tuo tormento?”.
Per questo è sufficiente, ma anche indispensabile, saper posare su di lui un certo sguardo…”

Simone Weil

Parole d'autore

la verità sta ancora lì

La questione della verità ha attanagliato la ricerca filosofica lungo migliaia di anni. E nel corso della storia del pensiero accanto all’amore per la sapienza si è spesso palesato un pensiero che indeboliva il pensare, uno scetticismo (gli scettici antichi furono tra i primi a sostenerlo) che poneva in dubbio le capacità umane di arrivare alla verità, tratto saliente dell’esperienza religiosa.

Un personaggio di Non è un paese per vecchi (Einaudi), opera dell’americano Cormac McCarthy, radiografa così il nostro mondo: «Secondo me, dopo tutte le bugie che sono state dette e dimenticate, la verità sta ancora lì. Non va da nessuna parte e non cambia da un momento all’altro. Non si può corrompere, così come non si può salare il sale. Non si può corrompere perché è quella che è. È la cosa di cui stai parlando. L’ho sentita paragonare a una roccia – forse nella Bibbia – e sarei anche d’accordo. Ma la verità resterà qui anche quando la roccia non ci sarà più. Sono sicuro che qualcuno non sarebbe d’accordo con questa idea. Parecchia gente, anzi. Ma questa gente non sono mai riuscito a capire in cosa creda».

Il lettore perdonerà la lunga citazione, che però ben si attaglia al tempo che stiamo vivendo. Non possiamo “salare il sale”. La verità è lì. Ci aspetta per incontrarla.

Lorenzo Fazzini, su Avvenire di sabato 17 luglio 2021

Parole d'autore

Fare niente per sentirsi vivi

C’è nelle vacanze una dimensione che purtroppo è negata e contraddetta, nonostante le intenzioni dichiarate da chi parte, prende le distanze dal quotidiano e dunque va in vacanza, intraprende il viaggio per vacare. In realtà vacare non è così facile, non è automatico, soprattutto se si pensa che contiene in sé l’idea del “far niente”.

Che cosa significa “far niente”? Significa darsi del tempo per non fare quello che fanno gli altri: fare il bagno, fare una passeggiata … “Far niente” significa sentire che si esiste, sentire che si è vivi e dunque godere di essere al mondo, assaporare l’istante. Durante tutto l’anno si agisce, si fa, ma si può anche “far niente”, cosa più facile da dirsi che da vivere. Ci sono uomini e donne che non riescono mai a “far niente”, perché agire li nutre; non hanno mai tempo per “far niente”, perché hanno sempre da fare, e così a poco a poco diventano incapaci di fermarsi dal fare.

Sì, ci sono uomini e donne che, giunti in vacanza, pensano subito a vuotare le valige, a mettere in ordine, a fare programmi, a stabilire cosa fare al mattino, a mezzogiorno, alla sera… E poi c’è l’erba del prato attorno a casa da tagliare, immergendosi in un rumore assordante; e si trovano molte altre cose da fare, pur di non fermarsi a “far niente”. “Far niente ci angoscia, fare molte cose ci rassicura. Faccio dunque vivo, e quando mi presento agli altri dico quel che faccio; se faccio nulla non so neanche parlarne, e poi mi prende la noia, la stizza …”.

Eppure fermarsi e “far niente”, in modo consapevole, significa sentirsi come un albero, una pietra, una cicala adagiata su un ramo, una nube in cielo: ci sono molti soggetti attorno a me che sanno “far niente”… “Far niente” diventa allora sentire un legame, una comunione con ciò che mi sta attorno. E sento di vivere, tranquillamente, mi sento contento di nulla e di tutto ciò che esiste. E capisco che passo giorni e giorni senza sentirmi vivere, senza essere consapevole che esisto e che è bello vivere: non sono una macchina che fa!”. Arte non solo per riposare il «far niente», ma arte per vivere e diventare sapiente.

Enzo Bianchi su Repubblica del 26/07/2021

Parole d'autore

No-SEM

“IO HO DECISO, NON MI FERMO AI SEMAFORI!
Io sono un NO-SEM.

Cioè, se tu vuoi fermarti ai semafori, liberissimo, mica te lo proibisco. Ma io no.

Il semaforo limita la mia libertà di movimento e la mia libertà di scelta individuale. Cose previste dalla Costituzione e dal trattato di Schengen, libertà di circolazione, avete presente?

Io ammiro chi crede davvero che i semafori siano stati concepiti per la nostra “sicurezza”.
Sul serio, senza ironia, capisco chi pensa che la vecchietta che attraversa la strada e non finisce sotto la mia macchina, poi PER QUESTO motivo campi altri cent’anni. E’ una cosa che ci hanno indotto a credere da sempre, indottrinandoci ben bene a partire dai nostri genitori (servi inconsapevoli, ahi loro).

Che poi, quelli investiti sulle strisce, siamo sicuri che non avessero altre patologie? Il 70% aveva problemi cardiaci, o problemi respiratori da raffreddore… Sono morti PER schiacciamento da auto o CON schiacciamento da auto, ma prima o poi sarebbero morti lo stesso? Non ce lo dicono…
Fatto sta che nessuno sottolinea mai quanto i semafori consumino elettricità (SOLDI NOSTRI), deturpino il paesaggio e discriminino i daltonici, perché queste sono verità scomode.

E il mainstream non vi verrà mai neanche a dire che ci sono fior di studi SCIENTIFICI che dimostrano al 100% che se un’automobile o un motorino va a forte velocità contro il palo di un semaforo si schianta col rischio anche di MORTE.
C’è tutta una letteratura al riguardo per cui i morti contro i pali dei semafori sono milioni. Però i media ne parlano bene e le autorità li impongono cercando di farci passare i semafori come una cosa per il “nostro bene”. (ah ah, sì vabbe’).

Si sa da tempo immemore che anche se una persona a piedi sbatte su un palo di semaforo poi ha delle conseguenze anche permanenti.
Ecco, tutto questo e tanto altro dovrebbe bastare ma non mi interessa fare proseliti, io racconto solo la verità, poi voi fate come volete, intanto io penso con la mia testa pur continuando a prendere multe e sanzioni perché ovviamente vado contro il sistema.
No problem, io proseguo nella mia battaglia illuminata e dico:
“No, grazie, io non mi fermo ai semafori”.”

Marco Romeo su Facebook

Parole d'autore

corpi “indegni”…

C’è dunque l’esigenza di riprendere in mano il rapporto con il proprio corpo e con il corpo dell’altro non attraverso immagini idealizzate del corpo, bensì a partire dall’aspetto meno piacevole, quello della sofferenza. È quel che non vogliamo vedere, nel corpo dei carcerati picchiati e torturati, nel corpo di donne violentate, nel corpo degli scarti della società che non possiamo non incontrare.

Per noi ci sono di fatto dei corpi ritenuti “indegni”, ma anche l’umano che ha perso la sua forma e ha assunto l’indegnità richiede che si riconosca in lui la dignità umana. È soprattutto l’umano “senza qualità” a conservare quella dignità che invoca rispetto. A ciascuno dev’essere infatti riconosciuta la propria dignità non per ragioni religiose, non per obbligo penale vincolante, ma semplicemente perché ridotto a nulla: l’essere umano sfigurato genera la dignità in chi gli sta di fronte e accetta di incontrarlo, di assumere il peso di un’umanità avvilita, sprovvista dei tratti considerati necessari alla qualità determinata dalla maggioranza. Il rispetto della dignità è infatti fondato sulla nostra comune indegnità: la dignità umana, in effetti, non è un attributo dell’individuo ma una relazione, e come tale si manifesta nel gesto con cui ci rapportiamo all’altro che conosce l’abbrutimento e la dis-umanità.

Il corpo, non dimentichiamolo, permane il “luogo” della nostra iscrizione nel “senso” della vita. Nel corpo che mi accomuna a ogni umano e che da ogni umano mi differenzia e mi personalizza è incisa la mia unicità e la mia chiamata a esistere con e grazie agli altri. Il corpo, non scelto, resta però un compito da realizzare e questo rappresenta una grande sfida che richiede libertà, responsabilità e accoglienza da parte degli altri.

Così parlò Zarathustra: “Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore saggezza!”.

Enzo Bianchi su La Repubblica – 12 luglio 2021

Parole d'autore

canta il sogno del mondo

Ama,
saluta la gente,
dona, perdona,
ama ancora  e saluta
(nessuno saluta nel condominio,
ma neppure per via).
Dai la mano,
aiuta, comprendi,
dimentica
e ricorda solo il bene.
E del bene degli altri
godi e fai godere.
Godi del nulla che hai,
del poco che basta
giorno dopo giorno:
e pure quel poco – se necessario –
dividi.
E vai,
leggero dietro il vento e il sole
e canta.
Vai di paese in paese
e saluta,
saluta tutti:
il nero, l’olivastro e perfino il bianco.
Canta il sogno del mondo:
che tutti i paesi si contendano d’averti generato.

David Maria Turoldo

Parole d'autore

come se non fossimo mai stati…

Un giorno moriremo entrambi,
l’uno lontano dall’altra,
e nessuno si ricorderà più di noi.
Nessuno.
Nessuno si ricorderà
del nostro tempo insieme,
così breve, così eternamente breve,
da sembrare una vita.
Un giorno, non ci saremo più,
e chi si ricorderà di noi?
dei nostri primi giorni,
di te, di com’eri fragile e bianca,
e di me, che non parlarne è meglio?
Nessuno.
Un giorno, questo è certo,
non ci saremo più,
e chi potrà ricordarsi
del nostro piccolo mondo insieme?
così caldo, eppure così freddo,
così leggero, eppure così difficile
da levarsi di dosso?
Nessuno.
Solo io e te, ora, possiamo ricordare,
dopo di noi, nessuno. E sarà
come se non fossimo mai stati.

Pablo Neruda

Parole d'autore

le cose che ho imparato nella vita

“Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:

Che non importa quanto buona sia una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo bisognerà che tu la perdoni.
Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
Che o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.
Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
Che la pazienza richiede molta pratica.
Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
Che a volte la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
Che, solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.
Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.
Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
Forse Dio vuole che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così, quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
La miglior specie d’amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti come se sia stata la miglior conversazione mai avuta.
È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
Non cercare le apparenze: possono ingannare. Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.Cerca qualcuno che ti faccia sorridere, perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni x abbracciarlo davvero!
Sogna ciò che ti va, vai dove vuoi, sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
Le più felici delle persone non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
L’amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.
Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.
Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange.”

Paulo Coelho

Parole d'autore

Luca e Vittorio

Avrei voluto dedicare qualche parola sensata alla vita e alla morte di Luca Attanasio e della sua sua giovane guardia del corpo, il carabiniere Vittorio Iacovacci. Non che questo faccia seriamente la differenza, ma mi pareva giusto, nel mio piccolo, rendere omaggio non solo al modo eroico in cui Luca è morto, ma prima di tutto all’eroicità feriale della sua vita, a quello stile con cui ha calpestato con umiltà e coraggio questa terra. Dicevo che mi sarebbe piaciuto farlo, ma giornate troppo dense e asfissianti mi tolgono non solo il tempo ma soprattutto la serenità e la lucidità. Preferisco allora rilanciare questo bel pezzo di Gianni Di Santo, pubblicato su Segno Nel Mondo. Trovo che siano le parole che più si sarebbero avvicinate a quello che avrei voluto esprimere

***

La tragica vicenda dell’ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milanbo, in realtà è una storia che racconta la vita. La vita vera, quella che non riusciamo più a raccontare nelle pagine dei giornali o nelle chat intasate di internet, dove tutto viene consumato in fretta al ritmo di like. La vita che nasce spontanea nelle periferie del mondo, ma anche sotto casa, nelle piazze metropolitane o underground più che nelle piazze virtuali.

Luca, e gli altri, ci dicono che il buono e il bello ci sono, esistono, ma facciamo fatica a vederli, troppo presi dai nostri microcosmi parrocchiali e diocesani – per rimanere nei dintorni ecclesiali –, troppo attenti a non guardare oltre la porta accanto, ai pianerottoli del secondo piano dove la vita scorre, e la storia minuscola riempie di pagine la Storia più grande.

Questi amici della porta accanto che si battono per un futuro migliore, e certamente lo fanno anche per noi tutti, facciamo fatica a scovarli, stringergli la mano, perfino raccontarli come si deve. Sono nascosti, eppure ci sono. Stanno in silenzio, eppure operano per la pace, a costo della propria vita.

Ecco, se c’è una cosa che dovremmo imparare da questa storia, è la libertà e il coraggio di questi eroi normali e quotidiani che costruiscono ponti di dialogo con chi non la pensa come noi, immaginando la speranza. Libertà e coraggio che potrebbero, questo sì, ritagliarsi un giusto spazio nei nostri convegni qualche volta paludati di troppo ottimismo teorico, quando invece di seguire sempre il solito invito a pensare come si cambia il mondo, potremmo, in cambio, optare per chi il mondo lo cambia davvero. Ogni giorno.

Luca e gli altri, oggi, ci raccontano una storia di vita. Di impegno istituzionale, di volontariato sociale, di amore verso un popolo così distante dalle nostre comodità occidentali ma che ha bisogno della nostra attenzione e partecipazione, non solo emotiva.

Luca e gli altri, i nostri eroi della porta accanto. Che ci indicano una stretta feritoia, in quella piccola porta che dà sul cortile-mondo – che non è il buco della serratura – dove poter accarezzare le ferite dell’umanità. E, forse, anche le nostre.