tutto dipende da che parte guardi il mondo

Ci sono due modi per leggere il fenomeno degli sbarchi, possiamo gettare due diversi sguardi su quanto accadde. Non dico che siano necessariamente due punti di vista alternativi ma sicuramente diversi: essi esprimono preoccupazioni e valori non esattamente collimanti. Se volessimo semplificare, potremmo dire che il primo conta il numero degli sbarchi, il secondo il numero dei morti.

Il primo assume il punto di vista degli ospitanti e calcola “quale impatto” viene creato a coloro che abitano la terra di destinazione; il secondo assume il punto di vista di chi parte, di chi lascia la propria terra per iniziare un viaggio pericoloso e crudele, sottoponendosi a pene inimmaginabili.

Certo, in un mondo ideale tutti auspicheremmo che questi due indicatori diminuissero insieme. Ma, ahimè, dato che il mondo ideale è spesso solo un sogno, talvolta la realtà ci chiede di scegliere le nostra priorità, decidere a quale indicatore dobbiamo dare la precedenza, quale dei due costituisce un imperativo etico ineludibile. Badate: dalla scelta del punto di vista che scegliamo di assumere deriva, volenti o nolenti, un diverso senso di civiltà, un differente il valore di cultura ed il peso che attribuiamo alla nostra convivenza. È una linea sottile quella che separa questi due orizzonti, un confine labile che però segna, in modo profondo, quale umanità vogliamo abitare, che uomini vogliamo essere e che persone sognamo di diventare.

Ebbene, c’è un dato che si impone alla nostra attenzione, anche se poco pubblicizzato dei media. Se è vero che il numero degli sbarchi è drasticamente calato nel 2018, è altrettanto vero che il numero dei morti in mare è in decisa crescita, sia in termini assoluti che relativi. Il numero di coloro che sono partiti sulla rotta mediterranea è passato da 105 mila a 30 mila nel primo semestre 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017. Coloro che poi sono effettivamente sbarcati da 95 mila a 18 mila. Tuttavia i morti durante la traversata sono passati dal 2,1 al 3,4% nei due periodi di riferimento. Anche in termini assoluti il valore è in crescita: a giugno 2017 erano morte 529 persone contro le 561 dello stesso mese del 2018. A luglio il dato parziale è 68 del 2017 contro 153 nel 2018. Insomma, parte meno gente ma ne muore molta di più. I dati della ACNUR spiegano che nel 2017 moriva, durante l’attraversata, 1 persona su 39, quest’anno a giugno 1 su 7.

Dunque, il punto è: la situazione è migliorata o peggiorata? Come sempre dipende dal punto di vista da cui scegliamo di leggere il mondo. Se siamo interessati prima di tutto alla sicurezza e alla tranquillità del paese ospitante, questi dati non possono che essere incoraggianti. Se abbiamo a cuore il valore della vita umana, è evidente che la situazione sta diventando drammatica.

Temo che in fondo il problema sia tutto qui, nella sua cruda semplicità: si tratta di decidere da che parte stare, con chi schierarsi. Se ci interessano quanto diminuiscono gli arrivi o quanto si riduce il numero dei morti.

Nessuno di noi potrà dire che non sapeva o che era all’oscuro di quanto sta accadendo. Ormai i giornali, la TV ed internet ci informano su tutto e l’ignoranza, voluta e subita, è un fatto colpevole.

Sicché non è più possibile nascondere la testa sotto terra o voltare dall’altra parte lo sguardo. Occorre scegliere: se essere complici o dissidenti, se assecondare quanto sta accadendo o denunciare lo scandalo di un crisi di umanità.
A noi la scelta.

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