questo lo dice lei!

Va beh, ormai siamo al ridicolo, se la situazione non avesse risvolti tragici. Ci ha scherzato pure Crozza con un monologo esilarante.

Sembra un siparietto da cabaret il confronto a “Porta a porta” (e poi rilanciato in rete) tra Padoan, con un curriculum come direttore esecutivo al Fondo Monetario Internazionale e capo economista all’OCSE, oltre che ministro dell’economia con i governi Renzi e Gentiloni e la dott.ssa Laura Castelli, una laurea triennale in economia aziendale e titolare di un CAF, attualmente sottosegretario al ministero dell’economia.

Il confronto sarebbe onestamente impari, se uno mantenesse il senso della propria misura, ma si sa, di questi tempi la cosa non va molto di moda e vale la ferrea legge dell’ “uno vale uno”. In nome di questa regola aurea, chiunque si sente autorizzato a dire la propria opinione, in qualunque contesto e con qualunque interlocutore, correndo l’inevitabile rischio di fare una figura barbina, come è appunto accaduto.

Si parlava di crescita dello spread e, con il solito fare saccente, la sottosegretaria mostrava compiaciuta all’ex-ministro una serie di grafici presi da qualche quotidiano per sostenere la sua tesi. Era evidente a tutti che non “maneggiasse” l’argomento con particolare disinvolture al punto che Padoan si vedeva costretto a farle un piccola lezione di economia su alcune dinamiche finanziare, evidentemente sconosciute alle neo-sottosegretaria.

Fino a qui tutto nella norma o quasi. Il punto più paradossale si raggiunge il giorno successivo quando, intervistata da alcuni giornalisti sull’accaduto, l’imbarazzante sottosegretario non trova scusa migliore per giustificarsi che adottare la seguente argomentazione: «Senta: non è che perché uno ha studiato più di un’altra, quello che ha studiato ha per forza ragione».

E qui ci starebbe bene una grassa risata o una rumorosa pernacchia, decidete voi.

Provate ad usare la stessa argomentazione la prossima volta che andate dal medico e siete in disaccordo con il suo parere: «Senta: non è che perché uno ha studiato più di un’altra, quello che ha studiato ha per forza ragione». Oppure suggerite la stessa cosa a vostro figlio per contestare il professore di matematica che gli ha appena rifilato un 5: «Non è che perché uno ha studiato…». O, non so, potreste dirlo al vostro commercialista che vi sta facendo la dichiarazione dei redditi o, se siete davvero temerai, al pilota del prossimo aereo che prendete per contestare la sua tecnica di decollo o atterraggio.

Ma che cosa insegniamo ai nostri figli se li facciamo vivere in un mondo in cui la competenza, la conoscenza ed la professionalità vengono annacquate in uno “stagno demenziale” in cui “uno vale uno”? Che progresso ci potrà mai essere se l’insegnate e lo studente, il medico ed il paziente, l’avvocato ed il cliente, il pilota ed il passeggero stanno tutti sullo stesso piano, con lo stesso livello di autorevolezza e di riconosciuta competenza?

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