dolcezza da padre

Chi pensa che la dolcezza sia una caratteristica tipicamente femminile dovrebbe osservare con attenzione il giovane papà che viaggia in aereo nel sedile di fronte a me, insieme alla sua figlioletta di tre o quattro anni.

Capelli arruffati e barba un po’ incolta, ha due occhi azzurri ed un sorriso mite e piacevole; ha  modi garbati, calmi, rassicuranti e gesti delicati e premurosi. Indossa una simpatica polo rosa a mezze maniche, un po’ stropicciata, ed una sciarpa grigia attorno al collo. Su una manica ha fissato una molletta per capelli della figlia, dal colore rosso intenso, quasi fosse il distintivo portato con orgoglio del suo ruolo di padre.

Viaggia da solo insieme alla vivace figlia dai tratti tipicamente nordici: capelli biondissimi ed una vocina acuta e simpatica, che alterna risate, richieste, gridolini e lamentazioni, con vivace animosità. Comprendo in realtà solo metà della loro conversazione: infatti il padre si rivolge alla figlia in un buon italiano, con un accento però particolare, tipico di chi ha vissuto per tanto tempo all’estero; la piccola risponde invece in finlandese, con quella intonazione che riconosci in tutti i bambini, di qualunque latitudine.

Ora il papà è alle prese con una bambola spettinata, che sta sottoponendo, per il divertimento della figlia, ad un “trattamento di bellezza” muovendola sotto il flusso d’aria che esce dalla bocchetta sopra il suo sedile.

Colpisce la dolcezza dei modi, delle parole e dei gesti: mostra alla figlia il cielo fuori dal finestrino, indica le ali che sostengono l’aereo ed i motori che ci fanno volare. Sorride alle sue domande, è disponibile alle sue richieste, la sistema sul sedile e la convince con garbo a mantenere la cintura allacciata, mostrando che il segnale luminoso è ancora acceso.

È rassicurante la sua presenza, come dovrebbe essere quella di ogni padre. Lo sguardo infonde fiducia, il tono della voce esprime pacatezza, i gesti dicono cura e custodia ed il suo giovane corpo, pronto a muoversi con misurata reattività, comunica affetto e passione. È davvero bello osservarli entrambi, anche se, onestamente, hai come l’impressione di invadere la loro dolce intimità e la loro profonda intesa. È come se stessi ammirando uno spettacolo a cui ti è concesso di assistere solo da lontano.

Resto sempre affascinato da queste paternità “morbide”, accoglienti e premurose. Nella cura paterna intravedi sempre una sofisticata miscela di autorevolezza e candore, di garbo e fermezza, di tenera austerità e di sobria cura.

Ora la piccola sta prendendo sonno: ha appoggiato la testa al braccio del padre, il quale, mentre sfoglia un libro, le accarezza lentamente i capelli. Credetemi: nella sua apparente normalità, la scena possiede una forza espressiva che pare uscita da un quadro di Rembrandt.

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