storia di una lente e del potere del racconto

Penso che Mary dovrebbe riprendere a scrivere seriamente, come faceva un po’ di tempo fa. Le ho ripetuto la cosa diverse volte ma forse non è ancora arrivato il momento giusto per ricominciare…
È un peccato perché quando leggi alcuni dei suoi racconti (come quello che vi propongo di sotto), comprendi che la scrittura è una parte essenziale della sua vita ed uno straordinario strumento per vivere l’esistenza con profondità. Provate voi a leggere e mi saprete dire…

***

L. ha 7 anni, fa la seconda elementare. Una delle sue maestre sono io. Lunedì viene a scuola tutto contento con una lente di ingrandimento. Ne avevo portata qualcuna io nei giorni precedenti e da qualche tempo i bambini si divertivano a fare gli esploratori in giardino…

L. si era fatto comprare una lente tutta sua, leggermente più grande delle nostre… ne andava molto fiero e non vedeva l’ora di usarla. Lunedì appunto la tira fuori dalla cartella per farmela vedere, ma facendo un gesto un po’ goffo e improvviso la fa cadere a terra. La lente era di vetro, l’urto con il pavimento la fa rompere nello stesso istante in cui L. scoppia in un pianto a dirotto. La sua bellissima lente in frantumi…

L. è un bambino di una sensibilità speciale; fatica a gestire le emozioni troppo forti e infatti piange come se si fosse rotta la cosa più preziosa che ha. Subito i compagni cercano di consolarlo, ma non c’è nulla da fare… cerchiamo di vedere se si può riparare, ma anche qui non si può rimediare… L. piange e noi siamo dispiaciuti con lui.

Per provare a rallegrare un po’ il gruppo mi viene spontaneo cominciare a parlare, per distrarli magari e allora attacco così: “Ascoltate bambini, è un vero peccato che si sia rotta la lente di L., ma sentite cosa è successo a me… Tanto tempo fa avevo iniziato a fare una collezione… sapete cos’è una collezione? (si, no… rispondono loro e allora spiego come si fa a collezionare qualcosa e dico che è una cosa bellissima perché ci insegnai valori della cura, dell’attesa e della pazienza… per fare una collezione bisogna scegliere una cosa che ci piace tanto e poi ci vuole tanto tempo…). Io avevo iniziato una collezione di rane. (Bocche aperte intenti ad ascoltare le mie storie e poi una domanda; perché le rane?). Avevo letto un libro in cui c’era un personaggio che veniva soprannominato “la seconda rana”. Un mio amico che aveva letto lo stesso libro mi aveva detto che io assomigliavo a quel personaggio… e allora ecco perché ho scelto le rane. Ho iniziato a comprarne di tutti i tipi, materiali, grandezze… a un certo punto ne avevo un po’…

Un giorno sono partita per un viaggio e la mia collezione era in camera mia, ben in mostra sul ripiano di una cassettiera. Mentre ero via mi telefona mia sorella e mi dice: “Mary tutto bene?” – “Si, perché?” – “No niente… devo dirti una cosa… però è meglio se ti siedi…” (spiego ai bambini che se qualcuno deve dirti una cosa e ti dice di sederti di solito è una brutta notizia… e loro tutti in coro “Cos’era successo?” – intanto L. aveva smesso di piangere e seguiva attentissimo la mia storia). Dico, facendo la faccia un po’ teatrale…, sapete cosa mi ha detto mia sorella????? Mi ha detto “No Mary, è che… non ho fatto apposta… sono entrata in camera tua e… ho urtato le tue rane e… sono cadute e… SI SONO ROTTE QUASI TUTTE!!!” (Faccia disperata e i bambini in coro “Nooooooooooooooooooo……”). “Eh si bambini, meno male che ero via perché se no…”. Loro: Ma cosa hai fatto dopo? E io: “Niente bambini, quando sono tornata a casa ho messo a posto le rane rimaste e poi ho ricominciato la collezione da capo… certe cose si possono rimediare, capito?”

Sospiro di sollievo e tutti annuiscono. Il pathos diminuisce e credo abbiano capito che si possono affrontare piccole perdite rimboccandosi le maniche e ricominciando da capo (quante volte gli capiterà nella vita?). Guardo L., ormai sorridente e gli dico “L. va un po’ meglio?” – “SI, mi dice lui, molto meglio” E adesso siamo pronti per cominciare la nostra lezione.

Prima però ancora una domanda: “Bambini ma cosa vi ha insegnato questa storia?”. D’istinto G., il più acuto… “Che era meglio se stavi a casa!!!!!!”

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