in trincea

Ciascuno combatte contro i propri nemici. Ma essi non sono quelli che si muovono attorno bensì quelli che si agitano dentro, che si dimenano nell’anima, che si rimestano nel fondo della nostra interiorità.

Ognuno di noi ha i suoi da affrontare, ognuno li attende e li vigila proprio come fa il soldato di guardia che scruta l’orizzonte per scorgere l’esercito avversario che giunge. Per quanto tu possa tentare di arginare il loro arrivo o di prevedere il loro palesarsi, stai certo che essi giungeranno sempre come una sorpresa, un agguato e un imboscata.

I nostri nemici interiori si appostano nell’ombra e attendono il momento giusto per colpire: una stanchezza, una delusione, una fatica, una sofferenza… ecco questi sono i momenti in cui il nemico ci assale con più facilità, perché ci trova inermi ed indifesi, deboli e provati. È con questa astuta maestria che essi ingaggiano la lotta dentro le nostre viscere, ben conoscendo i nostri punti deboli e quelle ferite che ci rendono così fragili.

Ciascuno di noi li conosce bene i propri nemici, non servono molte parole per descriverli. Ci abbiamo combattuto talmente di frequente che li consideriamo ormai “gente di casa”: conosciamo le loro mosse, i loro sotterfugi, i loro trucchi ed inganni. E tuttavia questa lunga conoscenza e frequentazione non ci hanno ancora insegnato una corretta difesa: per quanto noti e familiari, di fronte a loro siamo sempre vulnerabili ed esposti.

Quanta pazienza dobbiamo avere con questi nostri nemici: quando meno te lo aspetti ci assalgono e ci feriscono, rallentano il nostro passo e ci obbligano ad una sosta forzata. Ci costringono a cambiare i nostri progetti, a modificare i nostri tragitti. La cosa più faticosa da accettare è che questi nemici limitano la nostra libertà, affievoliscono il nostro slancio ed il nostro entusiasmo. Essi ci fiaccano, ci indeboliscano e ci obbligano su strade che non vorremmo.

Tutto questo scompiglio che portano nella nostra vita forse è solo un piccolo indizio del fatto che nessuno di noi è padrone assoluto della propria vita, nessuno è il vero dominus della propria esistenza. C’è sempre una alterità che ci abita, un straniero con cui convivere. C’è un alienus che ha preso casa dentro di noi.

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