il castello ed il tempo

Il castello di Edimburgo si erge sulla rocca che domina la città, imponendosi allo sguardo con la sua mole possente e le sue antiche mura. Da quasi ogni angolo della capitale scozzese è possibile scorgerne il profilo: una presenza silenziosa che osserva dall’alto il fluire della vita, il movimento delle persone, il susseguirsi dei giorni.

È un edificio imponente, certo. Ma ciò che mi colpisce davvero non è la sua grandezza. È la sua permanenza.

Da secoli il castello accompagna la storia di Edimburgo. Era lì prima della nascita di chi oggi percorre le sue strade e continuerà a essere lì quando gli attuali abitanti avranno lasciato il posto ad altre generazioni. Ha assistito alle lotte tra le antiche tribù scozzesi, alle guerre con l’Inghilterra, all’alternarsi di re e regine, ai conflitti che hanno attraversato l’Europa e alle tragedie del Novecento. Ha visto cambiare il mondo senza mai smettere di essere se stesso.

Forse è per questo che gli abitanti di Edimburgo gli sono così affezionati. Il castello non appartiene soltanto al paesaggio urbano: appartiene alla loro memoria collettiva. È uno di quei luoghi che danno consistenza all’esistenza, che offrono un punto di riferimento stabile mentre tutto il resto cambia.

Osservandolo, ho pensato a quanto la nostra epoca sia segnata dal movimento continuo. Cambiamo lavoro, città, relazioni, opinioni. Le notizie si consumano nel giro di poche ore. Le mode durano una stagione. Le tecnologie che oggi sembrano rivoluzionarie diventano obsolete nel giro di pochi anni. Viviamo immersi in una cultura della velocità che spesso ci fa percepire ogni cosa come provvisoria.

Eppure l’essere umano continua ad avere bisogno di qualcosa che resti.

Abbiamo bisogno di luoghi, valori, affetti e convinzioni capaci di attraversare il tempo. Non per opporci al cambiamento, che è parte inevitabile della vita, ma per non essere trascinati via da ogni corrente. Senza qualche punto fermo, ogni trasformazione rischia di diventare smarrimento.

Le mura annerite del castello sembrano suggerire proprio questo. Ci ricordano che esiste un tempo più ampio di quello scandito dai nostri calendari. Un tempo che eccede le nostre preoccupazioni quotidiane, i nostri successi e i nostri fallimenti. Di fronte a quelle pietre antiche si percepisce con chiarezza che le nostre vite sono preziose, ma non sono il centro del mondo. Siamo parte di una storia più grande che ci precede e ci sopravvive.

C’è qualcosa di consolante in questa consapevolezza. Sapere che non tutto dipende da noi. Sapere che esistono realtà capaci di resistere alle tempeste della storia e alle oscillazioni dei nostri umori. Sapere che, mentre tutto sembra scorrere e trasformarsi, alcune cose continuano semplicemente a restare.

Forse è questo il dono più prezioso che il castello di Edimburgo offre a chi lo osserva: il ricordo che la vita non è fatta soltanto di cambiamento, ma anche di fedeltà. Non soltanto di movimento, ma anche di permanenza. E che proprio dall’incontro tra queste due dimensioni nasce la possibilità di abitare il tempo senza esserne travolti.

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