pensare liberamente

La decisione del ufficio scolastico provinciale di Palermo di sospendere per due settimane la prof. Rosa Maria Dell’Aria (docente di italiano presso l’istituto industriale Vittorio Emanuele III) per mancata sorveglianza non poteva passare inosservata. Ed infatti ha scatenato commenti e critiche, sostegno ed applausi. Certo che è un atto “rumoroso” questa sospensione (fatto assai raro nella scuola italiana) non solo per il fatto in sé ma anche per il messaggio che inevitabilmente veicola.

La prof. Dell’Aria è stata giudicata responsabile per un video preparato dai suoi alunni (ragazzi di II superiore) in occasione del giorno della memoria, nel quale si facevano dei parallelismi tra alcuni atti del governo in carica con quelli compiuti decenni fa dal regime fascista.  In particolare si faceva un confronto tra la promulgazione delle leggi razziali del 1938 con il recente decreto sicurezza voluto da Salvini.

Certo il paragone è piuttosto ardito e forse un po’ tirato (e storicamente poco sostenibile) ma non penso sia questo il punto. E, se devo essere franco, poco mi interessa in questo momento nemmeno capire se le affinità che alcuni ragazzi di 16 anni hanno individuato tra le politiche del governo Mussolini e quelle del governo giallo-verde, siano effettive o solo frutto di immaginazione. Secondo me non è questo il punto.

Il nocciolo della questione, dal mio punto di vista, è: cosa significa insegnare? In cosa consiste l’istruzione? Di cosa si può parlare in una classe e di cosa no? Quali idea sono ammesse e quali censurabili?

Sarò un po’ tranchant ma sono convinto che nessuna idea debba essere di principio esclusa dalla riflessione, dal confronto e dalla discussione in un percorso scolastico. Insegnare non significa indottrinare, trasmettere le idea giuste (o quelle considerate tali dalla comunità di riferimento) ma promuovere la libertà ed il rigore del pensiero personale, l’indipendenza del giudizio ed lo spirito critico. Nel promuovere questa maturazione nessuna idea, nessuna ideologia, nessuna posizione deve essere censurata o emarginata: anzi, proprio ciò che “fa problema”, ciò che è percepito come inaccettabile, deve essere a maggior ragione sottoposto ad un vaglio critico e puntuale. Quella presentazione tanto dileggiata, poteva essere davvero l’occasione per accogliere e comprendere quello che i ragazzi (e non l’insegnate) avevano pensato e da lì partire per una valutazione storica e morale.

Magari mi sbaglio ma educare al senso critico significa spingere all’esplorazione di terreni inesplorati, pensare l’impensabile; significa misurare ogni convincimento, ogni ideologia, con la grandezza dei nostri valori e la profondità della nostra civiltà. Non si educa censurando ma solamente promuovendo la libertà di pensiero, l’elaborazione di idee coerenti e fondate e la formulazione di giudizi frutto di studio e riflessione.

Tutto il resto, spiace dirlo, appare solo come una velata minaccia ed una subdola intimidazione a quei maestri che insegnano a ragionare con la propria testa.

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