la logica del dono

C’è sempre una dinamica di scambio dentro ogni gesto di accoglienza. Nessuno mai solo dona, nessuno mai solo riceve. Anche dietro un apparente gesto di estrema disponibilità si cela sempre, se lo si sa scorgere, un mutuo scambio.

Forse è quello che testimonia il racconto narrato al capitolo 18 del libro della Genesi: il patriarca Abramo, ormai vecchio e senza figli, accogliere di buon grado tre viandanti che passano vicino alla sua tenda. Li invita a fermarsi e si adopera perché venga a loro servito del buon cibo, affinché possono sostare qualche attimo e poi riprendere il cammino. Non ha alcun obbligo verso di loro, se non quello stabilito dalla legge dell’ospitalità e della condivisione.

Eppure anche da questi tre uomini, a cui il vecchio pare donare tutto, Abramo riceve, un po’ con sorpresa, un piccolo ma preziosissimo dono: la promessa della futura paternità.

Se è vero che l’uomo di Dio condivide pane ed acqua con gli stranieri, questi restituiscono l’accoglienza con il dono di una promessa tanto semplice e piccola, quanto assai desiderata ed attesa dall’uomo, ormai rassegnato a restare senza eredi. Sono solo parole, suoni usciti dalla loro bocca, nulla di realmente tangibile e concreto; eppure in quel l’augurio si condensa il senso di un complimento, di una promessa che alberga nel cuore di Abramo. Quel figlio promesso non è il capriccio di un uomo anziano e senza prole, ma la concreta realizzazione della promessa che Dio fece al patriarca anni anni prima. Quel figlio è il dono di una discendenza, la garanzia del futuro e l’attestazione dell’affidabilità di Colui nel cui nome Abramo aveva lasciato la propria terra.

Allora, a bene vedere, pare quasi sproporzionata tale restituzione: in cambio di un po’ di cibo, questi tre uomini dispensano con eccedente generosità e magnanimità, donando ad Abramo quel complimento così tanto sperato.

Ogni nostro dono custodisce sempre questo misterioso meccanismo: si dà e si riceve, in un movimento in cui le due polarità si mescolano e si intrecciano, tanto da non poter più riconoscere chi sia la parte donante e quella ricevente. Non c’è dono vero e sincero senza la reciprocità dello scambio, la circolarità della condivisione e la gioia del contraccambio.

È quando scopriamo che la Vita ci rende più di quanto abbiamo preteso di donare che il Mistero della Cose ci sorprende con disorientante meraviglia.

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