Camilla, Gaia e Pietro

Sono stato molto colpito dalla drammatica vicenda di Camilla, Gaia e Pietro: le prime due passanti travolte da un auto, i terzo conducente delle medesima, tutte e tre vittime di una tragedia che si stenta a comprendere e a digerire.

Come spesso accade in disastri del genere, vittime e carnefici si mescolano e si confondono a tal punto che fatichi a capire verso chi tu possa esprimere maggiore solidarietà e vicinanza. Intendiamoci: non voglio mettere sullo stesso piano chi ha ucciso e chi è stato ucciso, né attenuare le responsabilità personale che la magistratura dovrà accertare. Chi ha sbagliato è giusto che risponda di fronte alla collettività ed espii il proprio male.

Eppure, se guardo alla cosa da padre non posso che provare un dolore infinito per tutti colori che sono stati coinvolti, con ruoli differenti, in questo tragico spettacolo: penso alle due giovani ragazze, strappate alla vita così repentinamente; alle loro famiglie devastate da un dolore insensato ed incomprensibile; penso alla famiglia di Pietro, che, dalla sera alla mattina, è stata precipitata in un baratro di disperazione, di sensi di colpa, di vergogna ed angoscia; penso pure a Pietro che porterà il peso di quanto accaduto per tutta la vita, logorato dal peso dell’errore e dalla drammatica impossibilità a tornare indietro.

Non so che vita conduca Pietro, se faccia uso di alcolici o sostanze stupefacenti, se sia un “figlio di papà” viziato e snob ed onestamente, a questo punto della vicenda, credo che abbia poca importanza. So che nessun uomo dovrebbe portare il peso che d’ora in poi, dovrà sostenere sulle spalle e che nessuna persona dovrebbe fare i conti con un dramma talmente abissale da restarne umiliato ed annichilito.

Forse le tragedie sono tali proprio per questo motivo,  perché dietro di loro non lasciano superstiti: che tu sopravviva o soccomba, il buio della disperazione ti assale comunque.

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