le tre “i”

Ci sono tre parole che dovrebbero accompagnare la nostra sete di sapere, il nostro bisogno di conoscenza e di cambiamento. Sono le tre “i” che Papa Francesco ha indicato a teologi e scienziati, e che, prima di lui, Charles Dickens aveva menzionato in uno dei suoi libri: sono l’inquietudine, l’incompletezza e l’immaginazione. Forse non c’è vero sapere se manca uno di questi ingredienti. Vale per i teologi ma interessa in realtà ogni persona “comune”.

Ogni nostro bisogno di conoscenza si genera sempre da una inquietudine che ci abita, da un sano travaglio, da una sorta di insoddisfazioni per quello che abbiamo e per quello che siamo. Conosce chi ha un cuore sempre allerta, sempre in movimento, insoddisfatto di quello che ha e del punto in cui è giunto nella vita; conosce chi non sta pacifico sul divano, beato nella propria tranquillità, appagato nella zona di comfort che ha raggiunto. Occorre essere persone inquiete, sempre in ricerca, sempre protese in avanti, sempre in attesa di cieli nuovi e terre nuove.

Eppure questa inquietudine non nasce da un rifiuto dell’oggi, da uno sguardo cinico sulle cose né da un sentimento di negatività o pessimismo. No, essa sorge dal riconoscimento del senso di incompiutezza che ci connota. La fame di sapere nasce dalla percezione di essere incompleti, di mancare di qualcosa, di aver bisogno di altro. Solo chi sa di non bastare a se stesso e che  un futuro di bene lo attende, se solo ha il coraggio di mettersi in viaggio, solo costui avrà l’audacia di muovere il primo passo per intraprendere il cammino.

La cosa affascinante è che questo viaggio segue la buona stella dell’immaginazione e della creatività. Non è mai un ripetere quello che già c’è o mettere i piedi nelle orme di qualcun altro e nemmeno un battere sentieri noti. Ogni vera conoscenza ha sempre il tratto dell’inedito, dell’inatteso, di ciò che rompe gli schemi e abita il tempo ed il luogo del futuro. Serve un’immaginazione per cambiare, molta creatività per aprire nuovi sentieri ed esplorare nuovi luoghi.

Ogni nostro progresso prende il via da una sana inquietudine per l’incompletezza dell’oggi e dal desiderio di immaginare un domani diverso.

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