la vita al tempo del coronavirus/15

*** BELLE NOTIZIE ***

Le notizia belle di oggi sono due e mi hanno commosso sinceramente.

La prima ha come protagonista la dottoressa Federica Grosso, oncologa dell’Ospedale di Alessandria. Qualche settimana fa il marito, pure lui oncologo, si è infettato di COVID-19 e ha trasmesso il virus a moglie e 2 figlie. Il papà e le due ragazzine si sono ammalate seriamente, tanto che l’uomo è stato ricoverato in gravi condizioni. Federica invece, pur essendo positiva al tampone, è completamente asintomatica. Ebbene questa moglie e madre, dopo aver passato giorni infernali con il marito in gravi condizioni e le figlie con febbre alta (una delle quali con una patologia pregressa), ebbene questa giovane medico che cosa fa? Si autocandida a lavorare nei reparti per pazienti COVID, tanto ormai né lei né loro potrebbero nuocersi a vicenda. Insomma, uno avrebbe tutto il diritto di fare un passo indietro per prendersi cura di se stessa e dei propri cari, ed invece no, eccola pronta per tornare al fronte.

L’eroismo (iniziamo a chiamare le cose con il loro nome!) della dott.ssa Grosso ci introduce alla seconda buona notizia di oggi. La protezione civile lancia un bando per 300 medici da collocare in prima linea nella regioni più colpite dalla malattia. Servono per dare il cambio e sostenere gli sforzi immani che i colleghi del nord stanno facendo per lottare contro la pandemia. Ho visto questo appello anche in televisione oggi, tra una pubblicità e l’altra, e confesso di averla guardata con un po’ di scetticismo: chi mai si potrà candidare per un compito talmente ingrato e pericoloso?

É un atto di amore e orgoglio. Siamo stati travolti. C’è gente che viene da tutta Italia e di tutte le età, che hanno deciso di andare al fronte perché questo è un fronte” parole del ministro Boccia nel presentare l’esito di questa richiesta: 7220 alle 19.30.  “Scorrendo nomi e date di nascita, ti viene da piangere perché vedi giovani medici e anche ottantenni e allora si capisce cosa è questo Paese in questo momento.”

Ricordo quanto scriveva qualche giorno fa su Repubblica Gabriele Romagnoli, parlando del teorema di Quantarelli: “In tempi normali si soffre da soli, l’esperienza della vulnerabilità ci emargina e ci fa sentire discriminati e risentiti nei confronti di chi è risparmiato. Il disastro accomuna, sbuccia la superficialità, lascia l’essenza. Peggiore è la situazione, migliori diventano le persone.”

Non so se Quantarelli avesse ragione, ma per oggi decido di credergli.

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