riti al tempo del covid

L’appuntamento delle 18 con la conferenza stampa della protezione civile è diventato una specie di rito in questo tempio di reclusione.

Ogni giorno ci si collega per vedere come sono andate le cose, se i contagi, i guariti ed i deceduti sono aumentati o diminuiti rispetto al giorno precedente. Abbiamo così imparato a familiarizzare con il capo dipartimento della protezione civile, il dott. Borrelli, ed i vari specialisti che giorno per giorno si alternano sul palco.

Notavo una cosa di questa liturgia tardo-serale: il tono sempre pacato e gentile di Borrelli e dei suoi collaboratori. È vero che sono “tecnici” quindi non hanno alcun interesse a enfatizzare o polemizzare con alcuno, ma confesso che questo registro comunicativo si rileva essere non solo rassicurante ma anche incoraggiante.

I dati sono snocciolati nella loro cruda fatticità, senza esagerazione o declamazione: quando le cose vanno bene, le si fa notare; quando ci sono numeri negativi non vengono enfatizzati. L’approccio pacato e serio comunica sicurezza, non tanto perché le cose vanno bene, ma perché vengono affrontate con razionalità e senso critico.

Dico questo in riferimento alla comunicazione politica, che assume spesso toni assai diversi: lì si preferisce urlare, scandalizzarsi, polemizzare, contraddire, distinguersi e contestare. I messaggi godono di pochissima coerenza: non importa se quello che si dice sia o meno in continuità con quanto detto due o tre giorni prima. L’importante è lisciare il pelo di chi ascolta, accendere gli umori, soffiare sullo sdegno e l’insoddisfazione della gente, tanto, in periodi come questi, di certo non manca.

Non sto dicendo che sia di principio sbagliato o negativo, ma certo è che, in questo periodo, il tono della comunicazione è assai diverso tra i vari protagonisti. È pure difficile dire chi abbia davvero ragione; tuttavia la percezione che se ne trae è di qualcuno che urla e altri che ragionano; qualcuno che strilla e polemizza e altri che cercano di argomentare e di non fomentare un sentimento di panico che non serve a nessuno.

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