un canto libero

Il Gesù di Giovanni è davvero strano e decisamente controcorrente. Nelle pagine di oggi si espone in una affermazione che, a leggerla attentamente, suona contraddittoria “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. Ma come? Si parla di amore e ci citano i comandamenti? Ci si riferisce al quel sentimento straordinario come l’amore e lo si abbina all’atto dell’obbedire, dell’osservare, del rispettare? Non è una contraddizione in termini?

In altre parole: l’amore può tollerare il rispetto della norma, il riferimento alla legge, l’obbedienza a dei vincoli esterni? Addirittura è possibile affermare che il proprio il rispetto di tali vincoli diviene il presupposto dell’amore, quasi a lasciar intendere che solo l’osservanza della legge è espressione di un amore vero?

Ma scusate: l’amore non è libertà somma, spazio di piena espressione di sé, luogo svincolato da obblighi e divieti? Amare non significa forse “potere senza limiti”, danzare al ritmo del proprio istinto, agire e sentire senza impedimenti o limitazioni? Ogni amore assoluto non è appunto “ab-solutus”, ossia libero da vincoli, sciolto da legami, privo di confini? Ma allora che amore è?

Forse Giovanni ci ricorda che in ogni legame esiste una dimensione affettiva ed una dimensione normativa, fatta di un patto, in cui è coinvolta la volontà e la responsabilità del singolo. L’amore è certo passione, istinto, pulsione ma, se è pienamente umano, è anche impegno, responsabilità e fedeltà. Nessun amore che sia tale può prescindere da questi due fili che costituiscono il legame.

Se l’amore non riconosce la misura, la norma, la ratio, diventa appunto irragionevole.

Da dove nasce questa istanza normativa? Da dove si origina? Penso anzitutto dal riconoscimento della presenza dell’altro, dalla irriducibilità che appartiene alla persona amata. L’amato, per quanto simile, caro e vicino resta sempre “altro”, diverso da me, irriducibile ai miei istinti, alle mie voglie e passioni. È la semplice e pura presenza dell’altro che istituisce la regola del rispetto, dell’onore e del riguardo.

Alla fine dei conti, è davvero “sconsiderato” quell’amore che non “considera” la normatività che emerge dalla presenza dell’altro; “scriteriato” quello che non onora il “criterio” definito dall’amato; “irresponsabile” quello che non sa “rispondere” della presenza dell’innamorato.

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