Il Montreal Museum of Fine Arts rappresenta una felice e sorprendente eccezione nel panorama dei grandi musei internazionali. Pur conservando un’atmosfera straordinariamente accogliente, intima e raccolta, questa istituzione canadese riesce a condensare tra le sue sale una selezione eccezionale di capolavori, con una concentrazione speciale e particolarmente riuscita di opere d’arte moderna e contemporanea. Passeggiando senza fretta tra i suoi ampi padiglioni, si ha la costante impressione che ogni singolo quadro o scultura sia stato scelto non per il semplice dovere di riempire una parete bianca, ma per innescare un dialogo profondo, intimo e immediato con chiunque si fermi a osservare.
È proprio all’interno di questo stimolante percorso che ci si imbatte in un’opera capace di catturare magneticamente lo sguardo di ogni passante, strappando un sorriso immediato e, subito dopo, costringendo a una riflessione più profonda. Si tratta di Action Painting II, un grande e affascinante quadro dipinto nel 1984 dall’artista americano Mark Tansey. La scena si impone alla nostra attenzione fin dal primissimo istante: l’opera è interamente realizzata con sfumature di verde e azzurro, una scelta cromatica che evoca l’aspetto nostalgico di una vecchia fotografia in bianco e nero o di una cronaca giornalistica d’altri tempi.
Il soggetto rappresentato è una via di mezzo tra un evento storico e una visione surreale. Sullo sfondo, un monumentale Space Shuttle decolla maestoso verso il cielo, lasciando dietro di sé una colossale, densa e spettacolare nuvola di fumo bianco. In primo piano, tuttavia, la scena prende una piega del tutto inaspettata: seduti tranquillamente su un prato verdeggiante con i loro cavalletti di legno, alcuni pittori sono intenti a ritrarre il lancio in tempo reale, concentrati sui loro pennelli.
Davanti a questa curiosa scena, la prima cosa che sorprende ed emoziona è lo straordinario abbinamento tra la tecnologia moderna e la pittura tradizionale. Tansey mette a contrasto l’apice della velocità, della potenza e del progresso scientifico dell’umanità – il razzo che squarcia il cielo – con la pratica lenta, paziente, analogica e antichissima del dipingere a mano. È un accostamento stridente, quasi paradossale, che affianca la macchina ingegneristica più complessa del Novecento a strumenti arcaici e immortali come il pennello, la tavolozza e la tela. Da una parte c’è il futuro che corre a velocità supersonica, dall’altra la tradizione che richiede tempo e dedizione.
Questo primo contrasto ci introduce alla seconda cosa che spiazza e interroga profondamente l’osservatore: l’impossibilità palese di quell’azione. È infatti del tutto evidente a chiunque che non si può dipingere con calma, precisione e cura un evento fulmineo come il decollo di uno Shuttle, un mezzo che impiega pochissimi istanti a superare le nuvole e a sparire per sempre oltre l’atmosfera terrestre. Quei pittori immobili sul prato, che sulla tela riescono miracolosamente a catturare ogni minimo dettaglio della fiammata e dei fumi come se il tempo si fosse congelato, sfidano apertamente la logica della realtà e le leggi della fisica.
Ed è proprio in questa divertente assurdità che mi pare si nasconda forse il messaggio più autentico dell’autore. Con questa immagine apparentemente impossibile, Tansey suggerisce che l’arte possiede il potere unico di accedere a un livello di realtà profondo, altrimenti invisibile a una visione superficiale, frettolosa o banale delle cose. Laddove una moderna macchina fotografica o l’occhio umano registrano soltanto un lampo fuggevole, la pittura compie una magia: rallenta il tempo, scava sotto la superficie degli eventi e riesce a fissare l’eterno dentro l’effimero. L’arte, insomma, non fotografa la realtà così come appare, ma ne rivela il senso nascosto.
Con l’arrivo dell’estate, i ritmi frenetici della nostra quotidianità finalmente rallentano, le scadenze si allontanano e le città si aprono a una dimensione più umana e distesa. Spesso passiamo i mesi invernali correndo da un impegno all’altro, sommersi da immagini veloci che consumiamo sullo schermo di uno smartphone senza mai approfondire. Ecco perché i mesi estivi possono diventare il periodo ideale dell’anno per riappropriarsi del nostro tempo e varcare, magari a piccoli passi, la soglia di un museo.
L’estate può trasformarsi nell’occasione perfetta per educare di nuovo il nostro sguardo, guarendolo dalla pigrizia dei giorni ordinari. Diventa un invito esplicito a non fermarsi mai alle prime apparenze e a riscoprire, proprio come accade di fronte al meraviglioso quadro di Tansey a Montréal, quella straordinaria e dimenticata capacità umana di guardare oltre, per vedere ciò che si nasconde con cura al di là della superficie del mondo.









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