l’Oasi dei Clochard

L’Oasi del Clochard è una tappa quotidiana del mio viaggio verso Milano: il treno suburbano ci passa davanti tutte le mattine prima di entrare nella galleria del passante ferroviario che attraversa il cuore della città. Una volta era un campo di calcio di qualche squadra dilettantistica milanese: le insegne ancora ben visibili lasciano intendere che l’ampio campo, anni orsono, aveva una destinazione completamente diversa. Da tempo lo spazio era stato adibito a campo Rom: su ampie aree cementate erano stati collocati dei container che ospitavano una nutrita comunità di nomadi. Tra i prefabbricati erano chiaramente visibili quelli adibiti ad alloggi, quelli che contenevano i bagni e gli ambienti comuni. Si trattava di un piccolo villaggio, ricco di vita, con una nutrita popolazione di bambini e un discreto livello d sporcizia. Dopo alcuni mesi il campo nomadi era stato smantellato e i suoi abitanti spostati, immagino, altrove.

È così che, sulle ceneri di quel precedente insediamento, in occasione della visita di Francesco a Milano, è nato questo centro di accoglienza per persone senza fissa dimora, vagabondi e “scarti” umani di varia natura. Oggi la struttura è gestita dai City Angel che la presidiano con un nutrito gruppi di operatori e di volontari. La conformazione del centro non è cambiata rispetto al passato: ci sono sempre piccole casette prefabbricate circondate da bagni pubblichi e aree comuni.

Come vi dicevo, il mio treno mi obbliga tutte le mattina a questo pellegrinaggio involontario tra gli ultimi e gli scarti della società: seduti sui nostri comodi sedili, vestiti di tutto punto per la giornata lavorativa, noi tutti passeggeri siamo invitati ad alzare gli occhi per “contemplare”, nostro malgrado, ciò che di solito si preferisce nascondere e tacere. Vedi gente trasandata, gente che vive ai margini, non solo della società ma anche a margini della loro stessa esistenza; persone che la vita ha segnato, e anche profondamente, gente con difficoltà sociali e talvolta qualche disagio psichico.

Quando alla mattina alzi gli occhi dal tuo libro o sposti i tuoi occhi dalla preoccupazione della giornata verso questo piccolo pezzo di umanità, talvolta è come se ricevessi uno schiaffo in faccia: la vita bella e pulita che sogni è come imbrattata da questa presenza scomoda e fastidiosa, da questi uomini che vivono come “spazzatura” del mondo. La tua bella anima subisce come una violenza di fronte a questa isola di marginalità che pulsa nel cuore vivo di Milano.

Non sempre quello che è urticante è necessariamente dannoso… talvolta ciò che ci infastidisce ci sveglia dal nostro tranquillo torpore e dalla nostra egoistica apatia.

Quegli uomini mi rammentano, ogni mattina, che l’esistenza non è una passerella di alta moda, che le luci ed i lustrini talvolta nascondono umanità ferite e sanguinanti; mi insegnano che la vita è fatta di salite e di cadute, da cui alcuni non sanno più rialzarsi; che le mattine festanti del “Mulino Bianco” vanno bene per vendere qualche biscotto in più ma che faticano a trovare alloggio nelle nostre stanche esistenze. C’è Vita attorno a noi… vita gioiosa e dolorante, vita buona e derelitta, vita “alta” e vita “infima”…. Ma sempre vita, sempre umanità, sempre un fluire di sguardi e di contatti che saporano di Mistero.

 

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