le patatine di Samuele

Samuele adora le patatine fritte: sono, insieme alla pizza, il suo cibo preferito.  Sicché, quando il cameriere ha iniziato a servire i piatti degli altri ragazzi che erano al tavolo con noi, ha alzato la sua manina e ha indicato con vigore che anche lui le voleva mangiare. Ha accompagnato il gesto ad un suono deciso e vigoroso: onestamente non siamo riusciti a comprendere bene le sua parole, dette nel suo slang da infante, ma sono risultate a tutti chiarissime le intenzioni delle sue parole. Dato che il suo menù da baby non prevedeva le patatine, la mamma ha deciso di ordinarne un piatto tutto per lui.

Ovviamente noi adulti al tavolo ci siamo offerti di condividere qualche patatina con Samuele, nell’attesa che la cucina ne preparasse una porzione solo per lui. È in quel  momento che Maria, sua mamma, sguardo dolcissimo e testa arruffata, ci ha bloccato tutti con delle semplicissime quanto singolari parole: “ma no, facciamo che impari ad aspettare”. Mi ha colpito la saggezza di quell’invito, così stranamente inusuale sulla bocca di una mamma, soprattutto di questi tempi. Educare all’attesa, a saper pazientare, a dilazionare la soddisfazione del desiderio: non tutto ciò che desideriamo deve essere immediatamente appagato…

Ho percepito la considerazione di Maria piacevolmente “anomala” perché viviamo in una cultura che non tollera alcun differimento del desiderio: tutto ciò che desideriamo deve essere disponibile ora, qui, subito. Non possediamo più il senso dell’attesa, dei tempi lunghi, della speranza e del futuro: siamo talmente schiacciati sul presente che ogni nostra voglia richiedere una soddisfazione immediata, repentina, istantanea. È questo quello che, involontariamente, comunichiamo ai nostri figli, quando diamo loro tutto quello che chiedono senza chiedere loro una briciolo di attesa e di sacrificio. Quanti genitori “lottano” con maestri e professori perché i compiti sono troppi, le pagine da studiare eccessive, l’impegno troppo gravoso, solo perché noi adulti non sappiamo accettare che i nostri figli fatichino, sperimentino il sacrificio e la fedeltà all’impegno.

Forse Samuele non lo sa, ma sua mamma Maria gli ha insegnato una cosa preziosa per la sua vita: il senso del limite. Non tutto ciò che desideriamo è a portata di mano. A volte occorre attendere, sopportare, gestire la frustrazione della dilatazione dei tempi. È solo così che il nostro desiderio si struttura, prende forma e consistenza, non come una pulsione o una brama incontrollata ma come una volontà ed un orientamento fecondo della nostra esistenza.

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