scuola 5.0

La piaga del razzismo, della discriminazione e dell’esclusione ha radici profonde nel cuore umano e si mostra con diversi volti: talvolta ha i tratti aggressivi e violenti di chi spara all’impazzata sulla folla alla ricerca di un corpo dal color marrone; altre volte sublima la propria sfacciata arroganza sotto vesti più sofisticate, più “socialmente” accettabili e giustificabili. Voglio dire che non sempre il razzismo ha la volgarità e la furia del folle con la bava alla bocca ed un fucile in mano; altre volte ha un aspetto più distinto e ricercato, con giacca e cravatta, con modi gentili e toni pacati. Ma questo non le rende meno pericoloso o pervasivo… anzi, forse è addirittura una variante ancora più pericolosa perché subdola e celata.

Da qualche anno il portale “Scuola in chiaro” offre ai vari istituti scolastici sul territorio nazionale la possibilità di farsi conoscere, come un aiuto per quei ragazzi e quelle famiglie che devono compiere la scelta della nuova scuola. Ogni scuola descrive se stessa e racconta i propri punto di forza e di specializzazione. Succede così, come qualche giornale ha fatto notare, che accanto all’enfasi su laboratori scientifici e biologici, viaggi studio, potenziamenti linguistici e attività sportive, qualche liceo romano hanno segnalato che “tranne un paio, gli studenti sono italiani e nessuno è disabile” oppure uno genovese sottolinei come l’assenza di “gruppi particolari” (ad esempio nomadi) offra ai ragazzi un “background favorevole“.

Si resta meravigliati se si pensa che chi scrive queste cose sono proprio coloro che dovrebbero educare le nuove generazioni ad una società multietnica e multiculturale. Mi convinco sempre più che il germe della discriminazione uno se lo porta dentro, che spesso lo coltiva e lo alimenta in molti modi ma che è difficile dissimularlo. Ci si può impegnare ad apparire “politically correct”, ad usare espressioni di rispetto ed accoglienza ma se non hai estirpato dal tuo cuore la gramigna dell’oddio, esso riaffiorerà nei modi che non ti aspetti e nel momenti che non pensi.

Le scuse successive sono inutili ed imbarazzanti: quando scrivi certe cose è perché, in cuor tuo, le pensi davvero e purtroppo la censura ipocrita della mente non è intervenuta, sufficientemente in tempo, a biasimare quel sentimento d’odio che covi dentro.

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