il virus dell’odio

In un paese come il nostro, eticamente molto fragile e con la storia che abbiamo alle spalle, occorre fare molta attenzione all’uso delle parole, soprattutto se si hanno responsabilità politiche ed istituzionali e se ogni dichiarazione gode di una eco esagerata. Servirebbe un surplus di responsabilità che non è codardia o viltà ma la realistica consapevolezza che certi accenti possono sollecitare rabbie mai sopite e sentimenti striscianti di intolleranza e violenza.

Abbiamo iniziato con la parola “pacchia” dei migranti che sarebbe a breve terminata, poi è arrivata la “crociera” di quel gruppo di disgraziati in viaggio verso la Spagna ed infine ieri l’ “anagrafe” dei Rom (sapendo che per quelli italiani “purtroppo te li devi tenere a casa“, dimenticando però che anche agli altri cittadini comunitari mica possiamo dare il benservito… ma soprassediamo..)

Pare, stando ai sondaggi, che tutta questa retorica paghi elettoralmente ma non penso sia questo il punto. C’è una strategia consapevole che identifica di volta in volta il nemico di turno (prima gli immigrati, poi i nomadi, poi toccherà certamente a qualcun altro…) con una politica che cerca il facile consenso invece che una risoluzione effettiva dei problemi.

Mentre “mostravamo i muscoli” sulla pelle di qualche centinaia di disgraziati, altri 900 ne stavano sbarcando sulle nostre coste, e data l’assenza di una strategia seria di gestione dei flussi migratori, temo che molti altri ce ne dobbiamo attendere per le prossime settimane. Lo stesso vale per i Rom: aumenta i consensi l’annuncio di liste e ruspe nei campi nomadi, ma non è chiaro in che modo si pensi di gestire la situazione, nei rispetto di quei diritti a cui, fortunatamente, ci obbliga la nostra costituzione e gli accordi internazionali.

E tutta questa strategia “marchettara” non è ininfluente né neutrale: essa accende il conflitto sociale, soffia sul fuoco dell’intolleranza e dell’odio, senza però offrire alcuna alternativa di convivenza civile. È come un medico che per guadagnare qualche soldo in più creando allarmismo, lascia salire la febbre oltre i 40° senza però avere una valida soluzione terapeutica.

Governare un paese complesso come il nostro ed in un frangente storico altrettanto complicato, forse richiederebbe una chiara strategia di azione, profonda capacità di lettura dei fenomeni e la volontà di mettersi al servizio delle dinamiche virtuose di convivenza.

Questa passione ad inoculare il virus dell’odio e del risentimento nel nostro corpo sociale (con tweet giornalieri e video elettorali su FB) rischia di far salire la febbre del Paese, lasciando indeboliti i naturali anticorpi, e senza alcun valido medicinale per curare il corpo malato.

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